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Romantik

Devo prenderne atto. Cioè è un dato di fatto e alla saggia età di – quasi – 33 anni penso di conoscermi abbastanza e di poter afferma con la sicurezza che mi contraddistingue che, rullo di tamburi, non sono una donna romantica. E vabbè, questo potrebbe essere un semplice tratto di personalità, poco femminile ma molto personale. No, la questione, il nocciolo, il fatto, il pensiero, e, se vogliamo, l’assurdità, è che io odio il romanticismo, odio le persone romantiche, odio i gesti romantici, le cene romantiche, le serate romantiche, odio me quando provo a essere romantica. Anche perché sembro una ridicola donna di altri tempi. Parto con insensati quanto inutili fraseggi fine ottocento. Scusa, prego, vado alla toilette, ma che grazioso questo luogo e così via. Stupidità allo stato puro, irriconoscibile doppia personalità.

Eppure a volte mi ritrovo incantata dai racconti da fiaba di amiche romantiche quasi stucchevoli vicine al coma diabetico. Le ascolto e le invidio perché vivono gesti e azioni che trovo fastidiosi come segni inconfondibili di amore eterno, come radice di un essere donna “femmina”. Io invece mi chiudo a riccio e tento, spesso inutilmente, di confermare la mia autonomia, la mia individualità, la mia persona, il mio cervello. E tutto il resto mi sembra così scontato e banale: i balletti uomo-donna, la finzione necessaria per instaurare un semplice contatto mi infastidisce, la pantomima da mettere in scena disturba il mio ego perverso e solitario.

Riflettevo su questa mia allergia ripassando in ordine cronologico le mie storie remote. Un disastro. Un po’ perché sono sempre stata accecata dalla mia poca propensione ai compromessi, un po’ perché ho vissuto uno schiacciante paradosso con gli uomini permettendo così al genere maschile di essere non-romantico ma sicuramente crudele.

La prima cotta l’ho presa credo alle elementari per quello che era comunemente riconosciuto come il più carino della classe, biondo occhi chiari faccia da paraculo già a 9 anni. Io me la tiravo e dicevo alle amichette che non mi piaceva nessuno soprattutto lui perché troppo inflazionato. Poi un giorno, durante una gita, facciamo un bel gioco con i bigliettini (mandare biglietti “romantici” con su scritto fregnacce da elementari), io da brava samaritana lo invio al più sfigato del gruppo e, da saggia femminista in erba, alle amiche più fidate (che non mi si filano) e lui, il biondino paraculo, manda un bigliettino pure a me. Quando vedo nella mia cassetta dei bigliettini il suo, ricordo di essermi emozionata talmente tanto, ma così tanto che pensavo di svenire, ho sentito le gambe molli, il sudore sulla fronte, la tachicardia, il viso rosso fuoco e il cuore profondamente felice. Evidentemente il tipo mi piaceva, confermando che in fondo ero come tutte le altre.

Mi riprendo dallo shock e incontro le amiche e con la mia aria altezzosa e vagamente snob le ascolto che raccontano dei bigliettini di questo e di quell’altro, muta e silente dentro rido e sogghigno, soddisfatta del mio essere così fica e moderna a 9 anni, quando le stronzette ridacchiano arrossite e dicono che LUI (no dio ma il biondino) ha scritto un messaggio a tutte le ragazze, tutte comprese ME. Non posso neanche provare a descrivere la disillusione di giovane bimba che tenta l’emancipazione a metà anni 80, non ci sono parole per narrare come quel gesto “romantico” del biondino faccia da pirla abbia infranto i miei sogni speranzosi di amore e blablabla. Mi stavo convincendo che tutto sommato c’era posto anche per me, per la ragazzina strana che un giorno ride e il giorno dopo ha il culo scoperto, che anche se non ero tipicamente femminile il più carino poteva accorgersi di me. Invece no, il più carino per non commettere errori invia il suo messaggio romantico a tappeto, uno spamming d’amore per tutte le ragazze presenti, senza se, senza ma. A tutte, indistintamente.

Ma che senso ha?che logica c’è dietro? Che adulto sarebbe diventato? Uno che indiscriminatamente prova a mettere le mani sulle chiappe di tutte le donne? Che si giustifica affermando che ogni buco e pertugio? Maledetto stronzo, quanto mi hai fatto arrovellare su questa inutilità.

Proposta. Facciamo una cosa. Torniamo indietro nel tempo e facciamo che tu quel giorno del cavolo non mi scrivi niente. Scrivi a tutte ma non a me, lasciami stare. Ignorami come poi hai continuato a fare per il resto della vita. Fai battere i cuori della altre ma lascia stare quella strana nel suo angolo remoto di stranezza. Cazzo, vai a baciare in bocca la più carina, quella femminile ed eterea che sembra una principessa e lasciami in pace, stronzo del cazzo.

Ora. Mi sono sfogata, raccontando quanto sin dalla tenerissima età i gesti romantici mi abbiano fatto solo incazzare. E prendo atto che forse qualche amorevole gesto posso concedermelo e soprattutto farlo vivere a sti maschi che probabilmente metto immediatamente all’angolo. Nella mia vita ho disintegrato quelle 3-4 cose belle che mi sono capitate perché non riesco a sentirmi imbrigliata, non riesco a lasciare uno spazio di azione, divento un cubo, il cubo di me, e questa figura geometria non permette malleabilità. Chiusa a doppia mandata ho cercato di vivere in assoluta autonomia anche quando non ne ero capace. Poi piango come una disperata. Ma questa è un’altra storia.

P.s.
Biondino, se mi leggi tu sai chi sono e guarda che casino hai fatto.
Biondino, vaffanculo punto esclamativo

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