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me tapina

ho effettivamente indossato dei jeans molto giovani, molto aderenti, molto cool.
credo di non potermeli più permettermeli. Ma le signore della mia età cosa si mettono? il tailleur?

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Non ci sono più le mezze stagioni

Signore e signori,
è con estrema soddisfazione che vi informo che dopo molte scatole svuotate e riempite, molta polvere alzata, molta nevrosi avuta, molta noia combattuta, molta confusione creata, ho effettuato il famoso, fatidico, luciferino CAMBIO DI STAGIONE.

Trattasi di un momento culminante dell’anno perchè prevede di modificare il contenuto e, di conseguenza, l’assetto dell’armadio. Il tutto operato con assoluto raziocinio, abbondante metodo, estrema lucidità. Tutte doti che non mi appartengono. Il momento, dunque, del rivoltamento dell’armadio per passare da pesanti e ingombrati maglioni a leggeri e freschi capi estivi diventa un semplice caos nel quale mi muovo come un anfibio che dal brodo primordiale vuole fuggire. E si, perchè è questa la mia condizione. la totale mancanza di razionalità e metodologia porta ad un esplosione incontrollata di tutto l’abbigliamento che possiedo. Un big ben di portata inimmaginabile. Un tornado feroce investe l’opera che sto compiendo restituendo un informe quantità di stracci. Ci sono varie fasi cruciali di questo banale evento.

Il sentimento iniziale è pura eccitazione. Sono fomentata, quasi orgasmica nell’immaginare e scoprire piano piano la quantità di vestiti estivi che possiedo. Li vedo e mi emoziono pensando a quanto sarà bello indossarli di nuovo.

Di seguito arriva il delirio di onnipotenza, credendomi una e trina penso che quest’anno ho le capacità intellettive e organizzative per creare il più ordinato e pratico degli armadi. Quindi fumando sigarette e osservando la spropositata quantità di roba studio e analizzo scientificamente il corretto posizionamento di ogni oggetto. Concentrata a livelli esasperanti ho in testa un piano infallibile che mi appresto a mettere in atto.

Un leggero sconforto mi pervade quando realizzo che il piano schematico precedentemente strutturato è inutilizzabile, irrealizzabile, una cazzata. Proseguo spinta dalla sola improvvisazione, stanca e demotiva, umiliata dalla mia incapacità.

Un sussulto mi fa riprendere vita, pensando che ce la sto facendo e sto alleggerendo il carico delle merci, i primi cassetti riempiti sono ordinati, ogni capo di abbigliamento è disposto per colore e modello, mi compiaccio e, peccando di presunzione, faccio un pausa caffè + sigaretta.

Quando riprendo in mano la situazione ritorno nel baratro perchè la realtà è dura da accettare. Non ho la costanza per continuare con il piano "cromatico-stiloso" e per di più mi comincia a fare male la schiena, mi abbrutisco e penso che era meglio stare al mare, che vorrei uscire, scappare da questa prigione, buttare tutto, regalare, bruciare, fregarmene.

L’ultimo sentimento è quindi la rabbia. Butto alla rinfusa, stizzita me ne frego dell’ordine e della logica voglio solo finire questa agonia che ormai, guardo l’orologio, va avanti da quasi 4 ore. No no no  no  no e poi no. sti cazzi. prendo, apro, butto, chiudo.

Ora lasciatemi stirare.

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Shopping terapia

Sono onestamente e superficialmente donna. Nel senso che alla anagrafe sono registrata come sesso femminile, ho le tette e l’organo di riproduzione in relazione ad esse. Si insomma, sono una donna e come tale ho alcune peculiarità comuni a tutta la categoria. Ossessioni varie e disparate ma che hanno come comune denominatore la stessa follia patologica. Sono grassa, bassa, brutta, con i brufoli e, soprattutto, non ho niente da mettermi, pezzo forte, frase ad effetto di ogni squilibrata mentale che si rispetti.

Il mio è un continuo lamento su quello che non ho, su quello che mi serve e su come ovviare ad alcune mancanze nel mio armadio. Ve lo dico subito, sono una rea confessa, ho una spiccata propensione allo shopping, una maniacale ossessione per i vestiti di tutti i generi. Adoro le scarpe, le borse, le gonne, i pantaloni, le maglie, le giacche, cappelli, sciarpe e calze. E da qualche anno ho una vera passione per collane, bracciali, anelli. Insomma mi piace tutto, senza distinzione, ogni genere ha un posticino nel mio cuore. Se non fosse chiaro, adoro comprare, adoro lo shopping, adoro girare per negozi, adoro misurarmi le cose e adoro tornare a casa con bei bustoni carichi di vestiti… ahhh che soddisfazione.

Detto così sembrerebbe una qualsiasi pulsione appartenente al genere femminile. Ma ho alcune deviazioni mentali che rendono questa ossessione espressamente personale.

Il vangelo dello shopping e le relative follie di fabiana vengono qui elencate:

1) Lo shopping è terapeutico. Se sono triste e devo tirarmi su il morale devo/voglio comprare. Se sono felice devo/voglio premiarmi. Dove sto sto, trovo sempre un modo per comprare. In questo contesto va ricordato che non ha importanza il prezzo, posso ritenermi soddisfatta anche spendendo poco, che so, 20 euro vanno bene, il capo in questione probabilmente non è alta qualità ma l’ego è soddisfatto e posso ritenermi sazia. Si tratta più di un bisogno primario, quasi felino, animalesco, istintuale che va a colmarsi con un banale acquisto. allora i sensi si placano, le endorfine rilasciate, la calma ritornata. Una botta e via.

2) Il punto uno enunciava un bisogno ancestrale di colmare un vuoto profondo comprando qualcosa che riempia banalmente il fuori. La dicotomia dentro/fuori pervade ogni attimo della mia esistenza. Detto ciò, spiegherò nel punto due come sia primario comprare contemporaneamente più capi da abbinare. Non mi permetto di uscire dal giro di shopping senza un completo, un insieme coerente che possa testimoniare come sia educativo non coprirsi alla rinfusa. Mi piace osare con colori e modelli ma non mi piace improvvisare. Quindi: questo sta bene con questo e difficilmente cambierò l’intreccio. Leggero autismo.

3) Le scarpe, a mio parere, si sono guadagnate un capitolo a parte, arrivando prime sul podio in riferimento alla quantità. Quante ne voglio? Infinite. Quante ne ho? Infinite meno 100. Non mi bastano mai, ne posso comprare anche 20 per stagione, alte, basse, aperte, sportive, eleganti, immettibili, assurde, brutte a volte. Pochi stivali che non amo particolarmente. Purtroppo quasi tutte le scarpe mi fanno male ma, ostinatamente, le indosso distruggendomi i piedi. Ma stoica e repellente al dolore resisto. Le indosso, ci soffro dentro, mi maledico, maledico il mio senso estetico, maledico gli uomini che stanno sempre con le scarpe da ginnastica e ci stanno pure bene. Ma mantengo sempre un certo contegno. Chi bella vuole apparire con i piedi deve soffrire. Autolesionista.

4) Sul punto quarto vi prego di non fare commenti troppo crudeli, perchè so già di essere completamente folle e quando ho condiviso questo mio segreto con le persone che mi amano ho ricevuto sempre la stessa reazione di stupore mista a paura, con una leggera vena di presa per il culo. Comunque per ogni stagione (inverno ed estate) ho un guardaroba base di tutto rispetto. Ho quindi un bel numero di completi che vanitosamente indosso. Confessione di una mente pericolosa: non rimetto mai e poi mai lo stesso completo durante la stessa stagione. Cosa significa? Significa che la qui presente è capace di mettere una gonna, per esempio, una sola volta all’anno. Ecco si, faccio il giro completo di tutti i capi di abbigliamento non bissando. Certificata incapace di intendere.

5) Ma passiamo oltre. dentro i negozi mi devono lasciare stare, se una commessa mi si avvicina per fare il lavoro per cui è pagata, mi innervosisco, irrigidisco e divento stitica. Non compro e mi distraggo. Questo perchè la domanda con la quale generalmente viene creato il contatto commessa/acquirente è "le serve qualcosa?" No, cara amica, non mi serve più niente da anni. Ho solo comprato una gonna dalla fantasia improbabile e devo abbinarci qualcosa sopra ma devo concentrarmi perchè questo gesto che a te sembra semplice per me è l’ago della bilancia di questa giornata di merda. Quindi sparisci. Non lo dico, accenno solo un sorriso di cortesia e compassione, affermando però, con fare deciso, che sto dando un’occhiata. Sola beatamente sola

Il riassunto è che devo poter scegliere da sola, vagliare e giudicare, perchè dietro questa superficiale decisione si nasconde la mia astrazione, faccio un lungo viaggio intergalattico lontano dalla radice della mia esistenza, dal mio esistenzialismo tendente alla depressione, dall’analisi dei mali del mondo. Lo shopping, il perlustramento di scaffali per le vie del commercio è il rovescio della mia medaglia, è quel senso di pace, è come sedersi in riva al mare a guardare l’infinito, sdraiarsi a contare le stelle, scegliere una cazzo di maglietta. Le mie energie si convogliano per deliberare un colore o un modello di maglietta. Il resto non esiste. Esisto io in una parentesi di calma, dove tutti i neuroni si parlano e si capiscano, non c’è più la straziante indecisione sui temi fondamentali della vita. C’è solo la scelta di un niente. E io in mezzo a questo niente, a questa vacuità, mi sento libera e si, anche felice. La felicità dura un attimo una maglietta sicuramente di più.