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Sempre più disperatamente cerco una cuccia

amici blogger, ho bisogno di voi.
dimostratemi che la comunicazione 2.0 è una realtà e che attraverso questo annuncio bloggettaro esiste la possibilità di trovarmi uno straccio di casa in questa folle città.
avendo avuto l'onere di visitare due loculi senza finestre, senza armadio e uno anche senza cucina, vi chiedo di spargere la voce e diffondere il verbo:
cerco casa disperatamente
la cerco a roma (nord)
la cerco piccola ma se non è una bara è meglio
la cerco con finestre (vorrei ricordare ai proprietari che non sono un optional)
un monolocale insomma con il costo che un monolocale deve avere – max 500 euro e non venitemi a dire che è troppo, xchè di più non posso!

Che altro, le zone che mi interessano:
nuovo salario
colle salario
talenti
san basilio
cinquina
serpentara
case rosse
labaro

e tutte quelle schifezze di quartieri nelle zone limitrofe.
avanti su!

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parole di una parolaia

benedetti romani. cittadini della capitale politica e caotica di italia.
i romani vivono con enorme soddisfazione la propria romanità. fatta di vocali scivolose e doppie dimenticate quando sono necessarie alla lingua italiana o raddoppiate quando sono frutto della fantasia del dialetto.
I romani sono orgogliosi della propria città, la amano perchè è esattamente come i suoi abitanti: scivolosa, raddoppiata, dimezzata. Esattamente speculare agli animi dei suoi abitanti. E’ grande, imponente, bellissima, confusa e soprattutto confusionaria ( a roma si dice caciarona).
Tra le varie gioie dei romani un posticino particolare nel cuore lo possiede il biondo tevere che con le sue anse e i suoi ponti incanta e ammalia, illuminato di notte nei pressi dell’isola tiberina è un spettacolo ancora sussultante anche per chi ci vive da sempre.
Ora, se non siete state su marte, avrete ricevuto l’eco lontana del disastro temporale che si è abbattuto sulla capitale, facendoci tutti angosciare per questo tevere che esonda o non esonda? Il nostro sindaco giurava su skytg24 ogni 5 minuti che il tevere sarebbe stato buono e non si sarebbe portato via ponte milvio, e neanche l’isola tiberina e insomma avrebbe graziato la città eterna. Ci ha graziato, il tevere lento lento se n’è fregato dello spauracchio ed è andato liscio liscio, superando il centro della città e andando a fare casino in periferia che in quanto tale non se l’è filata mezzo telegiornale.
Oltre alla grande potenza della natura di fronte alla quale l’uomo non è che un misero animale, quello che mi ha incuriosito di più in queste giornate di allerta è stato l’atteggiamento cazzeggione dei romani.Il nostro orgoglio capitolino ci ha permesso di pavoneggiarci e di guardare con spocchiosità i non romani. Alle incessanti domande dei giornalisti fighettini inchiodati a ponte milvio per una estenuante diretta, il popolo romano rispondeva: ao, ar traffico ce so abituato, ce so nato cor traffico, er tevere nun ce tradisce, er tevere score lento, hai visto che bello er tevere cor ponte che momenti nun se vede più. Tripudio di orgoglio e di fancazzismo ineguagliabili. Perchè la psicologia del romano è tutto sommato semplice: deve esondare (verbo che sta andando per la maggiore)? e io che je posso fa? Se esonda me scanzo. Fantastico.
Ho riconosciuto ogni singolo granello di me, nella affermazioni e soprattutto nelle espressioni di chi veniva intervistato: incuriosito, impaurito ma sempre e comunque strafottente.
Ovviamente non si è parlato di altro. Il tevere, la possibile inondazione, la pioggia battente, le strade chiuse per allagamento ( e vi giuro erano tantissime ) il traffico in tilt, le bestemmie varie, sono stati argomenti di discussione incessanti. Credo di aver ricevuto 10 telefonate solo per cianciare sul maltempo e tutte le sue declinazione sopra descritte.
E’ verissimo: il tempo è sempre un pezzo forte delle conversazioni, come l’euro e ora come la grande crisi. Occhio che tra un pò arriva pure il classico: Un anno da ricordare. Intanto oggi a roma piove ancora e le strade di nuove chiuse, allagate, fiume in allerta, tracimazioni possibili.
E di nuovo non si parla di altro.

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folle notte al qualunquismo bar

Ieri sera mi è toccata una serata mondana. Uao. Avevo il morale sotto i piedi e la giornata non era stata facile per niente.
Ma dopo aperitivo alla velocità della luce durante il quale ho solo annuito, sano e purificante sport, un pò di cibo e medio alcol mi sono sentita pronta ad affrontare i sorrisi di circostanza che la serata imponeva. Mi sono divertita perchè c’erano le mie amiche e mi sentivo al sicuro da non so bene quale pericolo da guerra fredda ma ero protetta da una rete di salvataggio con maglie di cazzeggio e stronzate.
Durante la serata sono stati affrontati importanti argomenti filosofici. Veramente, non scherzo. Anche troppo impegnativi per la location.
Ma non solo filosofia, per par condicio sono state sparate cazzate di vario genere. Alcune ancora mi risuonano in mente

1) come stai bene stasera!bugia, ho il muso che arriva ai piedi e vorrei sparire sulla luna. In più sono in giro dalle 8,30 di stamattina, ho i piedi gonfi e sono in piena sindrome premestruale

2) che bella serata romana! idiota, piove da 6 ore e il tasso di umidità ha trasformato i miei capelli in un informe cespuglio

3) che buono sto mojito! fa schifo è annacquato e ho la menta in mezzo ai denti, non posso più sorridere

4) ma che simpatico quello! follia, si trattava dell’individuo più logorroico sulla faccia del pianeta che voleva fare le prove per la sua  biografia ufficiale con me

5) questo locale è molto easy! è vuoto

6) la notte a roma è tutta un’altra musica! ho parcheggiato a cazzo e probabilmente non ritrovo la macchina

7) sabato tutti al mare! io vi odio

8) già andate via? sono le 2 pirla, io domani lavoro

Che dire. Fatte le somme e le dovute analisi ammetto che sono stata bene. Avrei voluto pronunciare frasi e intercalari diversi da "bè si, certo", "ovvio", "bush poteva rimanere a casa", "sarà un’estate piovosa", "quello che prima costava mille lire ora costa un euro" e così via.
Ma la giornata mi aveva veramente mortificato e castrato della serenità, quindi il popolo della notte si è dovuto accontentare del mio sfrenato qualunquismo con capelli a forma di albero!

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Sono pazzi questi romani

Una volta ho letto: roma è come una puttana, ti promette tanto ma alla fine non ti da niente. Secondo me questa frase è una perfetta descrizione lampo di una difficile città, strapopolata, straabusata, ricca e compiaciuta delle proprie bellezze ma al tempo stesso incapace di valorizzarle. Si sbeffeggia degli altri, sale in cielo con la sua prosopopea, arrogante e delinquente, romantica e dissacrante, roma sa di essere roma, di essere stata grande nel passato, conosce i suoi luminescenti pregi, li evidenzia, li esalta, è traboccante di passione e di se stessa. si compiace e si ama. Non ha il senso della misura, è fagocitante nel bene e nel male. Non ha limiti di spazio e tempo, è un enorme frullatore che spezzetta e amalgama, ingloba tutto. Il popolo romano ingoia tutto, con sarcasmo trasteverino, capace di piegarsi al volere di cesare, ha poche regole ma ferree.

Conosco vizi e virtù di questa anima antica perchè un pò li rivedo in me. e li vedo manifestarsi in molti dei suoi brulicanti abitanti. Siamo pazzi, c’è poco da fare. siamo nel centro e questo significa che probabilmente abbiamo assimilato, mischiato e guazzabugliato il nord e il sud fondendoli insieme e restituendo una immagine stravagante e filosofa.

Sono molto innamorata della mia città che, per chi non lo avesse capito, è ROMA. lo scrivo anche maiuscolo per essere referenziale. E proprio perchè la amo tanto, la capisco. io e LEI ci capiamo al volo, sappiamo quando non disturbarci e quando invece correrci incontro e gridare ti amo.

Quasi tutti i romani hanno la consapevolezza di vivere in una delle più belle città del mondo. Perchè così è. Puoi girare il globo in lungo e in largo ma tu romano saprai sempre che la tua città ricca di tufo, asfalto, sampietrini e marmo è la perfezione architettonica.

Avendo questo senso di appartenenza profondamente radicato alla propria città, i romani non parleranno mai e poi mai di senso della patria e di nazionalismo ma di romanità. E’ un concetto molto semplice, il romano infatti vive di concetti lineari e primari come: “sono prima di tutto romano”. Conseguente a questo esiste il senso di arroganza frutto di secoli di predominio. Capisco che può venire spontaneo pensare che oramai di guerre di conquista non se ne fanno più da parecchio tempo, ma non scordate mai la parte dei cromosomi, il dna non mente e chissà in quale cellula di acido desossiribonucleico si annida un piccolo gladiatore pronto alla conquista.

E già ROMA è popolata di tanti piccoli buffi arroganti gladiatori, un po’ poeti, un po’ bastardi, un po’ ridicoli.
Ogni romano che si rispetti sa quando è il momento di entrare in gioco, si scherza e si cazzeggia ma quando c’è da farsi seri ecco che il gladiatore, come un rigurgito, ritorna pronto a scendere nell’arena.

Ora io non so se a voi è mai capitato di passeggiare beatamente per una qualsiasi strada di questo caos. Se lo avete fatto, avrete notato certamente qualche leggera caduta di stile da parte di giovani romanotti, ricordate che è come per il fenomeno della possessione, non sono loro ma è il gladiatore che guida le redini dei lobi frontali. Ogni romano che si rispetti ha un viscerale bisogno di esternare le proprie fantasie, di tentare un approccio di qualsiasi tipo con il genere femminile, deve necessariamente esternare la sua passione per il sesso opposto. Non può starsi zitto, deve tentare il rimorchio anche e soprattutto rendendosi ridicolo.

prima puntata