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sole

mi sembra di aver camminato per milioni di chilometri, alla ricerca di qualcosa che indissolubilmente si allontanava.
mi sembra di aver scalato mille montagne alla ricerca di un assurdo picco da traguardare.
mi sembra di aver nuotato tutti mari del mondo, in apnea, cercando di essere un pesce, quando pesce non sono. mi sembra di aver scavato milioni di fosse, sperando in un tesoro che probabilmente non esiste.
mi sembra di aver guardato negli occhi tutti gli essere umani ammirando una scintilla troppo spesso confusa

mi sembra di aver pianto tutte le lacrime, soffrendo tutti i mali,

ora ho trovato quello che cercavo.
e finalmente sorrido

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noooooo

convinta di vivere un venerdì, mi ritrovai a scontrarmi contro un giovedì. Decisi quindi di andarmi a buttare al fiume.

e mi illumino di immenso

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scusate

Oggi, seduta all’internet point, ho avuto una folgorazione.
ho perso l’ideologia.
per caso l’ho lasciata li, da qualche parte?
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sorpresa

ho capito oggi una cosa di facebook (prodotto, servizio, aggregatore che detesto e che trovo rivoltante proprio nella sua anima di "anvedi chi ho ritrovato). Ho scoperto oggi il piacere di ritrovare casualmente una persona conosciuta nella vita vera, quella che attanaglia e dove tuuuuutto è più complicato, anche le robe semplice nel mondo vero possono diventare disastri.
Insomma oggi ero venuta in ufficio (anzi chiamiamolo con il suo nome: internet Point) con il desiderio di materializzarmi, tramite forza del pensiero, su una spiaggia deserta e vivere di cocco, meditando seriamente di chiudere questo inutile luogo di tante chiacchiere e pochi fatti, quando mi contatta uno dei miei numerosissimi utenti lasciando un pensiero carino.
Quando uno dei miei numerosissimi fan mi contatta, io, curiosa come una scimmia, ricambio la visita, spinta dal mio naturale senso dell’educazione, inculcato nei cromosomi da generazioni di donne ospitali, e dal mio innato sentimento di "finalmente qualcuno mi caga".
Insomma fatte le mie indagini scopro che quel nome non mi è nuovo e un moto intestino mi ha spinto a volerne sapere di più. Proprio mentre ero intenta ad argomentare la mia presenza nel mondo, ecco che partorisco il solito, mortificante pensiero "e ora cosa scrivo per sembrare più interessante e/o intelligenti di quello che sono"? Momenti di tensione mi imperlano la fronte, l’ansia si manifesta arrossendomi le gote… poi fortunatamente fumo, uscendo e fumando la mia amata sigaretta, ritorno con i piedi per terra grazie anche al catrame e al gelo polare, rientro velocemente alla postazione con connessione internet e scrivo la prima cazzata che mi viene in mente. Facilissimo.
E’ stato facilissimo e la soddisfazione di ritrovare qualcuno e che questo qualcuno ancora un po’ anonimo possa diventare, potenzialmente, qualcosa di importante o semplicemente di meno nebuloso, mi ha elettrizzato.
Peccato solo che questo banalissimo episodio sia capitato in mattinata (che è passata velocemente). Cosa mi invento ora per passare il pomeriggio?
Mi iscrivo a facebook
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Lost in translation

uno dice. bè è facile no? io parlo questa lingua tu pure, siamo adulti e maggiorenni, comprendersi sarebbe la logica conclusione di una qualsivoglia conversazione.
 stronzate
nessuno capisce nessuno, l’idioma è il medesimo ma le meravigliose sfumature che compongono non la lingua ma i pensieri sono talmente sfuggevoli e astratti che capirsi diventa solo fortuna. ovvero due persone si trovano per puro caso sulla stessa lunghezza d’onda e il gioco è fatto. Inutile tentare di invadere una lunghezza d’onda, non è una scelta che si può pilotare è il fattore casualità che rende la sfida emozionante, il caos che governa le connessioni umane è spudoratamente democratico, a volte forse un po’ stronzo.
per gli altri, i satelliti gravitazionali che si scontrano come atomi impazziti non rimane che drizzare le antenne alla ricerca di una lunghezza d’onda amica.
E aggiungo con isteria profonda che le nuove e veloci forme di comunicazione possono anche andare a fanculo.
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roba che scotta

dopo aver molto letto e dopo essermi stupita di quanto questo secolo iniziato da poco sia già così ricco di effervescenti novità ( un presidente USA di colore, un vincitore dell’Isola dei famosi trans e così via), vorrei ritornare con i piedi per terra e ricordare che siamo, ancora e per ora, miseramente umani.

Come? Dunque, ho ricordato più e più volte su questo blog le umane perplessità, gli ostacoli della vita terrena, le misere condizioni di una giovane donna alle prese, purtroppo, con se stessa. In questa altalenante condizione figlia dei tempi masochisti che stiamo vivendo, c’è un argomento che mi sta a cuore e che, per pudore, non ho ancora trattato.

La situazione si fa scottante perchè il tema è di impatto mediatico e sociologico. La televisione, elettrodomestico di assoluta efficace per diffusione di notizie che forse non lo erano, mi ricorda che questo problema esiste. E’ tangibile, reale, come dire, concreto.

C’è questa bionda in tv che con il suo metro e ottanta di pura sensualità mi ricorda che ho il dovere morale, e perchè no, anche fisico, di trattare questo tema scabroso.

In verde mi guarda mentre sprofondo sul divano, spronandomi e ricordandomi che nella vita una soluzione esiste ed è anche a portata di mano. La signorina mi ricorda che non c’è bisogno di inutili palliativi per poter ottenere quello che la natura ha già predisposto, inutile tentare invano, uno spreco di tempo intraprendere sentieri impervi e oscuri alla ricerca della felicità quotidiana. Come dire che sto sprecando tempo, quando invece la salvezza è a due passi da me.

Me lo ripete con quella sua aria soave e leggiadra che le credo. le credo ciecamente. E in me si fa largo un vago senso di inconcludenza, fino ad ora ho sbagliato e temo per le conseguenze forse irreversibili. Ma non devo buttarmi giù, lei mi ricorda che in qualche modo devo andare avanti e che la vita mi sorride e non c’è bisogno di nascondersi sotto le pieghe informi di un poncho. No! Io posso, io valgo, e devo riscoprire tutta la mia femminilità, così imponente e della quale andare fiera. Lei me lo sta dicendo con tutta la sua grazia: alzati e prendi la strada, quella giusta, la mia!
 
Ossessionata da questo tarlo per giorni mi rodo dentro, riflettendo in un moto di ignavia intellettiva che per tanto, troppo, tempo ho sprecato spensieratezza.

Al centesimo passaggio tv della biondona mi convinco che la felicità è veramente alla mia portata. Che chi ha tempo non aspetti tempo, che la via della natura è quella che porta alla salvezza, che ora è tutto chiaro.

Che la stitichezza si cura con activia.

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un sentimento nuovo

ho il morale sotto i piedi, sono triste, pensierosa e ho un bel muso lungo che sottolinea le mie rughe.

neppure l’abbronzatura del nuovo presidente degli stati uniti d’america mi fa tornare il sorriso, eppure…