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beata gioventù

l’effetto dirompente degli imminenti 34 anni da compiere a breve mi ha reso particolarmente attenta al decadimento facciale provocandomi stati di isteria. Invecchiare fa schifo e sragionando in questi momenti deliranti mi rendo conto che i 40 anni sono vicinissimi e che questa data mi mette l’angoscia.
Corro ai ripari come solo io so fare. Ovvero compiendo gesti sani quando ormai la situazione è irreparabile. Sono pur sempre la donna dell’ultimo minuto. Il gesto sano ma totalmente privo di senso si costruisce così.
COSTRUZIONE di un gesto completamente inutile:
1.     scrutare più e più volte il viso allo specchio, terminando la seduta vouyerista con un CHE SCHIFO CHE FACCIO.
2.     Proseguire lamentandomi con tutti della mia vita stressante che provoca solchi lunghi il viso
3.     pensare di chiedere un prestito per un primo ciclo di botox
4.     stati di invidia sfrenata nei confronti dei più giovani
5.     Alterazione della percezione di me. Non solo sono sfigata ma anche brutta, vecchia e ovviamente grassa
6.     Meditazione sul cambio di colore dei capelli. Un bel biondo potrebbe ringiovanirmi?
7.     Comparazione dei prezzi per una lampada abbronzante da utilizzare a casa per nascondere con le ustioni le rughe
8.     Analisi dei rimedi reali fattibili in relazione al mio disastroso stato economico.
Risultato: shopping compulsivo.
Ho comprato la bellezza di 10 creme per il viso. totale spesa 100 euro e rotti.
Sono altamente influenzabile dal mio cervello ma io mi vedo già meglio
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fischiettando me ne vo

c’è un nuovo hobby che serpeggia tra i giovani. I giovani quelli di una certa età, quelli che in altre epoche storiche chiamavano adulti. Oggi sono i giovani adulti (30-40 anni).

Questo branco di giovani in realtà vecchi, ha la presunzione di sapere un sacco di cose, soprattutto tecnologiche. Il che è probabilmente vero. Nella maggior parte dei casi il branco geriatrico occupa un qualche ruolo in aziende informatiche. Da qui nasce la consapevolezza di se stessi pubblicizzati come maghi del computer. Ecco i maghetti del computer hanno la fissazione di dover "scaricare" lo scibile umano gratuitamente da internet.

Musica – Film – Giochi – Altro.

tendenzialmente appoggio la pratica illegale quando ha il fine di arricchire le proprie passioni o lacune. Ma la tendenza è quella di scaricare senza averne percezione. Scarico tutto, il contrario tutto, il tutto al quadrato.
Perchè è gratis
Perchè lo dico al mio amico nerd
Perchè lo faccio per la mia ragazza

Non c’è neanchè più la volontà di scaricare utilizzando il proprio gusto personale, si scarica senza seguire una passione, un tema, un argomento.

Mi sovviene un dubbio: il non pagare ci rende onnivori e quindi fagocitiamo tutto anche e soprattutto quello che non ci interessa per il solo gusto di possedere qualcosa senza dover pagare o il non pagare ha solo reso palese la nostra mancanza di gusto, sapere e personalità?

Internet, benedetto internet, ci stai omologando, ci stai spingendo verso il basso attraverso il qualunquismo o siamo ancora in una fase di rodaggio dn una nuova era e non siamo modificati geneticamente per prendere la giusta distanza dallo strumento?

ed essere registrati su sto twitter è davvero così fico?

Siamo sempre stati così poveri?

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in un mondo che corre ad altissima velocità, la comunicazione tra esseri umani è destinata a modificarsi quotidianamente. Imprigionati tra gli strumenti tecnologici tentiamo di comunicare come possiamo. Esprimiamo noi stessi con brevi messaggi di testi, emoticon, stati.
Ci raccontiamo con i riassuntini di noi stessi, piccoli periodi paragonabili ai temi di una terza elementare. Le nuove forme di comunicazione le studieranno, le staranno già studiando nelle università, mentre noi che viviamo nel mondo reale possiamo solo adeguarci tendano di disperderci nei pixel.

In questo nuovo millennio, quello che spicca è la modificazione della mia personale forma di comunicazione. Mi è capito, in un gruppo di persone, che due individui, giovani e intelligenti, incontrandosi in un bar si scambiassero un velocissimo ciao. finito il saluto ho sentito pronunciare "hai letto facebook?" e l’altro "si, si". Si sono scambiati un sorriso del tipo "lasolunga" e non si sono più detti niente. La mia forma di comunicazione è stata non capire la loro forma di comunicazione.

Io non sono registrata a facebook e ne vado fiera. Non voglio comunicare ai miei amici il mio stato emotivo attraverso il campo "stato", io vorrei che gli amici mi guardassero negli occhi e capissero il mio stato emotivo e se poi questo non fosse chiaro vorrei che mi chiedessero, magari davanti una birra, del mio stato emotivo. Vorrei sorridere insieme a loro e non davanti a uno schermo del pc. Capisco che il mio è il favoloso mondo antico di fabiana cresciuta negli anni 80, ma vorrei veramente non essere schiava delle tecnologie ma sfruttarle per facilitare la vita pratica e non i rapporti. I rapporti, di qualsiasi natura, sono per definizione complicati, assurdi, difficili, stancanti e proprio per questo meravigliosi. Il faccia a faccia, il contraddittorio articolato, non può essere sopperito da un banale stato comunicativo, da un commento a uno foto. I rapporti sono difficili e spesso ostili, ma offrono la possibilità di migliorarci, di stimolarci, di sfiorarci.

Voglio udire le tue domande, voglio ascoltare le tue parole, voglio odiare i tuoi difetti, voglio amare i tuoi pregi. Voglio rispondere alle tue domande, voglio incuriosirmi, voglio scrutare il tuo volto, voglio toccarti quando parli, voglio osservare le sfumature.
Me ne fotto della condivisione della tua gallery delle vacanze dell’altra estate. 

Invece quello che percepisco è che la nube di egoismo che aleggia sopra ognuno di noi si ingrandisce a dismisura. si sovraccarica di compiacimento, di vacuità, di solitudine.

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donne

l’amicizia con le donne è estenuante. sia ben chiaro, le amo, le donne. Le amo proprio perchè complicate. Difficili, uterine, ormonali, profonde, indecise, aggressive, bambine. Assurde, insomma.

Fin dalla più tenera età ho ricordi di amicizie femminili turbolente, agitate e, al contempo, divertenti ed emozionanti. Crescendo le cose da una parte si sono calmate, più che altro perchè i rapporti si sono adeguati alla complessità della vita, ma dall’altra la quiete è sempre prossima alla tempesta. Se da una parte siamo tutte diventate più brave a lasciar correre, molto più impegnate a districarci nei labirinti amorosi, dall’altra siamo diventate rigide e inspiegabilmente presuntuose, ciniche, stronze. 

In preda a crisi isteriche e spesso immotivate le amiche donne si danno man forte, assecondando picchi di follia e sproloqui di ogni genere, generalmente contro gli uomini. Si instaura quindi un rapporto profondo e intimo, del tipo: dai che ci diciamo i segreti. Esattamente come quando eravamo piccole. Un pò maliziose, un pò supponenti (perchè siamo grandi e sappiamo le cose), un pò superficiali (siamo grandi e sappiamo le cose, meglio non approfondire).

Tra uomini che distruggono i cuori, lavori insignificanti e spazi dilatati di questa città, siamo decisamente più distratte. Meno attente ma molto egoiste.

Nella totale frenesia il punto fermo siamo noi amiche. Questo lo so, lo riconosco. Ma. C’è un ma. Perchè nello straparlare solo di noi stesse non riconosciamo più i nostri errori, gli sbagli anche piccoli e insignificanti diventano invisibili. Ci riempiamo la bocca degli errori del resto del mondo, mettendo sotto il microscopio la vita degli altri ma mai la nostra. Dimenticando chi siamo: essere umani.

Non ammettere prima di tutto a noi stesse quello che siamo ci rende fasulle, ci permette di vestire i panni di quello che non siamo. Sfalsa i rapporti, li rendi artefatti magari non nell’imediato ma a lungo termine certamente.

Quindi sono qui a chiedere scusa per gli errori commessi

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oggi

Ho la sgradevole sensazione di essere la persona più infelice sulla faccia della terra…

sarà mica colpa di sanremo?

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quale gobba?

posso dire una cosa?
si posso, visto che questo è il mio blog.
ho 2 argomenti interessanti da discutere
Il primo: è arrivato natale e, sperando che passi in fretta o che cada in coma fino al 27, la tradizione vuole che si facciano regali per festeggiare la nascita di gesù cristo.
Vengo subito al dunque e snocciolo la questione regali. riassumo: del natale, del suo aspetto religioso e anche di quello commerciale, me ne fotto allegramente. Quindi parto sempre nello stesso modo. A novembre comincio a dire che detesto l’idea che un intero mese, quello di dicembre, debba essere prigioniero di una festa e tutti noi prigioni del mese prigioniero. Verso dicembre comincio ad infastidirmi delle luci per strada, degli addobbi, dei film idiota in tv, del buonismo imperante. E penso: io non mi piego e i regali non li faccio che poi sono precaria e non ho soldi, e mi fomento che sono sfigata.
Poi verso il 20 del mese ecco che mi assale un senso di colpa cosmico perchè vorrei dimostrare con un presente l’amore che provo verso le persone che reputo particolarmente care. sento crescere in me quel buonismo tanto odiato e guardo con meraviglia e stupore gli addobbi e fischietto beatamente per strada imprigionata nel traffico perché a natale siamo tutti più buoni.
E tutto l’astio covato nei confronti del mese natalizio svanisce, o meglio si assopisce, e cado vittima della sindrome di stoccolma e mi innamoro del mio carceriere. Corro da una parte all’altra della città per comprare inutili oggetti da regalare. Mentre lo faccio schizofrenicamente sono incazzata perchè vorrei che il natale venisse abolito perché sinceramente non lo sopporto e ancor di più non sopporto questa figura che si aggira per roma isterica e senza più soldi (IO). Però corro e compro.

secondo argomento sconcertante.
mi sta capitando di sentire storie su uomini vittime della loro troppo spiccata parte femminile. E sento questi racconti di donne alienate dalle incessanti domande dei loro uomini: programmiamo tra un mese, un giorno, tra un anno cosa facciamo? ma se ti chiamo ti disturbo? ma cosa vuoi fare nel futuro? ma da grande chi vuoi essere? sembra che non vuoi prenderti le tue responsabilità!
Che cosa? Cosa devono udire le mie orecchie?
Ma non erano le donne quelle ossessionate dal futuro, tutte prese a sistemarsi per poi procreare ed essere infelici per sempre? Non eravamo noi donzelle a voler sempre tenere tutto sotto controllo, soprattutto i propri uomini?
Quando è successo che i ruoli si sono ribaltati e, soprattutto io dove stavo e perchè nessuno mi ha avvertito? L’orologio biologico e crudele è quello a termine delle donne che le (ci) rende così irresistibilmente sopra le righe, eppure sento uomini fremere per creare, plasmare, coniugare il proprio bisogno di capobranco e paternità. Il che ci starebbe anche, ma allora che ne è stato delle donne maniache del nucleo familiare? Dove è finito il nostro ancestrale bisogno di maternità?Cosa ne abbiamo fatto del nostro potere "procreatore"?
ma forse che i due argomenti siano intrinsecamente legati tra loro? Il natale e l’uomo frignone?

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se non so matti non ce li volemo

è chiaro che l’età adulta ha portato grande saggezza. perchè tutto mi sembra più chiaro, più logico anche la mia insensata illogicità improvvisamente si è illuminata:
1.     c’è poco da fare, i miei capelli non saranno mai ricci ma neanche lisci ma mostruosamente mossi, irriverenti e sempre poco pettinati
2.     non assomiglierò mai a nicole kidman, non avrò mai la sua grazia ed eleganza, non posso aspirare neanche a un suo calzino da tennis ovviamente sudato
3.     non sarò mai ordinata. in niente. Nell’armadio, sulla scrivania, nelle borse, nella testa. inutile girarci intorno, è meglio vivere la propria disordinità con dignità e orgoglio
4.     appartengo alla classe di popolo denominata “italiano medio”: canto sotto la doccia, canto in macchina, mi piace spesso ripetere ovvietà, non credo in dio ma ne ho timore, compro anche se non ho soldi, la domenica compro pure le pastarelle con l’autoradio sotto il braccio (mi pento di tutto, tranne che delle cantate liberatorie)
5.     guardo le altre donne con sospetto, perché tendo a non fidarmi del mio stesso sesso, però, dopo, quando la smetto di essere saccente e prudente e stronza, sono una grande amica.
6.     la palestra la detesto, lo sport mi innervosisce, ma lo continuo a praticare perché fa fico e perché mi sento in colpa se non svolgo attività fisica e arrivo all’estate con l’ansia da bikini
7.     sono tendenzialmente cattiva dentro, giù nel profondo e se esiste credo che andrò all’inferno
8.     amo fortissamente la mia cana ma sono quasi certa che lei non ricambi lo stesso sentimento. Devo averla ferita durante la sua adolescenza canina.
9.     ho fiducia, troppa, nell’intelletto umano, poi puntualmente mi pento però continuo stupidamente a credere nell’intelligenza
10.   sono una dietrologa che, fortunatamente, ha il buon senso di saper cambiare idea. Non credo subito alla prima versione ma creo un’immagine molto più complicata della realtà. Poi torno sui miei passi e modifico l’assetto delle mie stralunate riflessioni, spesso ricambio le carte in tavolo. Insomma un gran e inutile movimento di pensieri. Raramente metto il punto alla fine, perché ancora più raramente vedo la fine
11.   dico di sentirmi sfigata anche se non lo penso mai veramente fine in fondo, ma la mia è una attitude nei confronti della vita. Mi piace pensare di poter essere più fortuna e felice di così. Ho un vago e recondito senso di ottimismo
12.   a domanda rispondo vaga. Esempio: andiamo a prenderci qualcosa stasera? La prima risposta è: non so se posso, perché in realtà non so se mi va. Poi vado e mi diverto pure ma ho questo sentimento misantropo che non mi fa essere sincera
13.   credo fermamente di avere le gambe belle
14.    sono indubbiamente un tipo mediterraneo
15.   Lavorare mi piace ma preferirei essere ricca e non dover mai e poi lavorare
16.   Tra le cose che probabilmente non riuscirò a cambiare c’è il mio stato contrattuale lavorativo: sono precaria, lo sono stata e, misera me, lo sarò ancora
17.   Ogni giorno, almeno per un po’, sto incazzata per un qualche motivo, a volte anche inutile
18.   Non mi fido mai di chi afferma di essere sempre felice, di chi crede sempre in tutto, di chi non è mai nervoso, di chi non è mai depresso. Vivo l’enorme sfera di sentimenti che si possono trovare lungo la retta del bene – male
19.   Sto decidendo di smettere di fumare. Potrei morire di vecchiaia prima di vedere concretizzato questo pensiero
20.   Sono indecisa, perennemente. Vivo in uno stato nebuloso dove le azioni sono rarefatte
Ora mi sono un po’ stufata di fare l’elenco delle certezze. Ce ne sono sicuramente altre, anche più importanti che ho dimenticato o volutamente tralasciato.
Ma l’età adulta è vero che schiarisce le idee, non tanto su quello che gira intorno ma su se stessi. La vita è fatta di compromessi e fin da piccoli siamo tutti costretti a viverli con enorme frustrazione. Da grande le cose non cambiano ma si capisce il perché, a cosa servono e in teoria, si comprende che anche per vivere vicino a noi c’è bisogno di compromessi.
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il pensiero fugace del tardo pomeriggio

A me non va di finire l’università.

voglio rimanere con 3 esami dalla fine, lasciare in sospeso il mio curriculum e scrivere a vita Laureanda. non mi va e, per non pensare alla mia sempiterna inconcludenza, ho messo uno smalto rosso alle unghie delle mani veramente bello, facendo la smorfiosa concentrandomi sul "bella fuori" e dimentica "l’ignorante dentro".

quando provo a spiegare il perchè non ho intenzione di terminare gli studi tutti mi guardano con la faccia un pò stravolta, nello stesso modo in cui osservano le mie unghie laccate.

Nessuno vuole stare ad ascoltare le mie argomentazioni e tutti pensano che stia facendo l’ennesima stupidaggine. probabile. ma anche lo smalto rosso effettivamente è un pò una cazzata, si rovina subito ma alla fine lo metto lo stesso.

Quindi, io compio coscientemente delle cazzate. E il bello è che persevero

 

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sto diventando grande

l’estate sta finendo… saggi i righeira che dall’alto della loro musica pop ricordano come la fine dell’estate sia talmente deprimente da riflettere sul suicidio.
settembre è il mio mese, nel senso che festeggio la mia nascita, convinta che sia un mese stupendo non mi arrendo all’idea che molto semplicemente si tratta di un vero incubo che accompagna alla realtà. lavoro, traffico, palestra, depressione e chi più ne ha più ne metta.

mi hanno chiesto se ho buoni propositi per il nuovo anno accademico. Ovviamente no, ovviamene si.
tendenzialmente rifletto sempre sulle giuste cose da modificare di me nel vano tentativo di migliorare la mia vita. fallisco e questa non è una novità. ho smesso quindi di pormi obiettivi irrealizzabili, cosciente di me stessa concretamente compio piccoli passi, invece con la fantasia viaggio alla grande del tipo "i sogni aiutano a vivere meglio" affermazione che è una cazzata enorme perchè mi fa vivere frustrazione di ogni tipo.

quindi cerco di ovviare mantenendo uno standard basso, cercando di cogliere tutto il possibile con i mezzi che ho a disposizione. forse non ho così grandi aspettative perchè fino ad oggi ho cercato di conoscermi al meglio, di capirmi e codificarmi in modo da non essere ancora una sorpresa per me. Quindi ora so, più o meno, come sono. Quello che voglio, che vorrei, è qualcosa di non meglio definito.

domani è un altro giorno…

p.s.
minimo perdere 3 kg (si può fare) e alzarmi di 5 cm (no comment).