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ma la notte…

io la notte la vivo in modo strano. da sempre. ci sono volte in cui dormo un sonno piacevole e dolce, altre in cui mi sembra che ogni secondo duri un’ora, un’ora ne duri 10, una notte duri un’eternità.

In questo mio rapporto tormentato con la notte mi ritrovo spesso ad essere il miglior interlocutore avuto. Anche quando sogno, durante le fasi narcolettiche, mi impongo di essere serena nello stato onirico, e il bello è che ci riesco. Perchè mi approccio al sonno in modo sano e naturale e soprattutto per sopraggiunta stanchezza.

Nelle fasi di ipercinesi psichica notturna invece mi ritrovo a discutere con me stessa di grandi e interessanti temi. Mi diverto a spiare il mondo fuori e ad inventare storie sugli individui che vedo circolare… guardo su in alto e vedo passare un aereo e immagino storie di vite che vanno e vengono, di gente che viaggia nella speranza che qualcosa cambi, seguo la scia luminosa degli aerei che ignari mi passano sopra la testa e in quei momenti, in quei brevi istanti di passaggio, ho le netta sensazione di percepire la grandezza del mondo e so con estrema lucidità che ci sono milioni di abitanti che lo popolano. Mi sento meno sola in questo peregrinare mentale notturno. E me ne compiaccio.

Raramente piango la notte, è un’attività che generalmente svolgo durante le ore diurne, prevalentemente mentre mi faccio la doccia e mi guardo alla specchio, quello è il momento deputato alla frustrazione, allo sfogo, alle crisi isteriche, ai deliri.

La notte no, mi piace affacciarmi e sorridendo vedere e percepire. Immaginando sospiri e gemiti notturni, spio la vita che si addormenta e sono estremamente lucida, ogni cosa è illuminata dal buio nitido delle notti irradiate e disturbate dalle luci della città.

Il silenzio della mia notte è piacevole, se ne sta li in cantuccio, assopito anch’esso, timido e impacciato si nasconde alla mia insonnia ma inutilmente, perchè io lo aspetto e lo attendo, lo bramo e con l’orecchio teso sento i suoi sospiri, non mi sfugge il silenzio perché è tutto intorno a me, mi cattura e mi permettere di fluttuare in questa notte blu, come in una bolla tutto diventa talmente chiaro ed esaustivo che sembra essere visto al microscopio.

Il giorno prende a schiaffi ogni piccolo significato, ogni singolo evento viene oltraggiato dalla luce e dal rumore, mentre la notte nella mia bolla sinuosa, i miei occhi si riempiono. Mi sento appagata e vorrei uscire e girovagare, senza meta. Ma forse il bello della mia notte è questo insieme scombinato di fatti reali e visioni immaginarie e godo al pensiero che tra un po’ un’altra notte giungerà e fabiana finalmente capirà… almeno per qualche ora.

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Nightmare

Ho sognato che affogavo. Ma non in mare mentre nuotavo e neanche in piscina. Ho sognato che affogavo chiusa in macchina dentro una buca dell’asfalto che evidentemente era una voragine. Percorrevo una strada di campagna durante una notte buia e tempestosa e mentre guidavo ecco che finisco dentro questo profondo buco pieno d’acqua. Probabilmente il mio subconscio risente parecchio delle buche dell’asfalto romano, fatto che alla parte conscia non frega quasi niente, o meglio le maledico li per li ma poi non ci penso più. E invece ecco che un sogno (premonitore?) mi ricorda che anche il più insignificante degli avvenimenti viene inglobato in qualche strato del mio cervello. Ah dimenticavo, in macchina non ero sola, seduta accanto a me c’era un clown donna che dormicchiava, farfugliava che era stanca e che aveva lavorato molto e che quindi doveva riposarsi, nella mia macchina?, e se gentilmente la potevo accompagnare a casa. Certo, fu la mia risposta. Questo a sottolineare come alla fine mi ritrovo a dire sempre si a tutti, sono troppo troppo educata. Ma dico, cosa me ne frega di accompagnare a casa una clown che non conosco e che avrei dovuto schiaffeggiare visto l’effrazione? E invece con sorrisone smagliante me la carico e mentre la accompagno affogo pure. E poi mi sono svegliata, sinceramente scossa dai fotogrammi onirici.

Il fatto è che ultimamente non sto proprio bene: ho una incredibile gastrite probabilmente di origine nervosa innaffiata da dosi massicce di alcol che sicuramente non aiutano. fatto sta, che la sera è sempre il momento più critico e a nulla serve prendere medicinali di ogni tipo, mi fa male lo stomaco, mi si contorcono le budella e di conseguenza faccio sogni/incubi di tutto rispetto. Insomma sto proprio male, mangio peggio e il morale è basso. Cerco di non imbottirmi di chimica e di ripiegare sulla cara e troppo poco apprezzata natura. Il mio erborista mi ha suggerito di depurare. Ho mal di testa, devi depurare, ho mal di stomaco, devi depurare, ho mal di schiena, devi depurare. Insomma mi pare di aver capito che assomiglio a una discarica e ne consegue che è giunto il momento di ripulire questo mio organismo putrido. Ok, mi convinco che insieme alle medicine di tipo classico, mi candeggerò con sane e non invasive pianticelle. Dunque, dopo avermi ricordato che ci dobbiamo depurare e che siamo sporchi dentro, che non sappiamo capire i messaggi che il nostro corpo ci invia, il tipo mi suggerisce la cura.

Va bene, ci sto, mi hai convinto, non capisco questo mio corpo che disprezzo con tanta superficialità, non ci penso che lo sto distruggendo, mio dio cosa sto facendo. avanti depuriamoci.

Ecco: devi prendere due bicchierini al giorno di succo di aloe. facile
Poi la sera questa tisana, non in bustina, ma sciolta, insomma la fai tu. più complicato
E poi ancora la mattina bevi questo. Cos’è? Argilla. Argilla nel senso di terra.

La metto a bagno la sera in mezzo bicchiere d’acqua e la mattina la bevo. Bevo la terra, del fango molliccio e grigio. La cura va avanti, mi faccio coraggio e bevo sto schifo, convinta che primo o poi tutto passerà, aspettando la depurazione madre di ogni bene, la attendo con ansia, aspettando di sentirmi finalmente pu-li-ta.

Ovviamente ogni giorno mi scordo qualche pezzo della cura. Vatti a lamentare poi…