Pubblicato in: viaggi e presunzione

fottute ferie

anche quest’anno le ferie sono finite. Volate, disintegrate, già dimenticate. Sono seduta in ufficio e guardo compassionevole il monitor sperando mi aiuti a superare queste interminabili ore di rotture di cazzo.

Non sarà così, quella che mi si prospetta è agonia. Lavorare è una rottura di palle. Stare in ferie al mare è una cosa molto bella.

Ora io sto a lavoro.

Ma prima di farmi venire le crisi isteriche per le ferie 2014 definitivamente archiviate ho la necessita di scrivere quelle che sono state le mie vacanze, se vogliamo apostrofarle così.

Quando: 3 settimane, nello specifico le prime tre di agosto.

Dove: una settimana ospite di amici al Circeo e 2 (e dico DUE) settimane dai miei genitori al campeggio. In roulette, fanculo la privacy.

Contesto: io stanca morta, figlio treenne indiavolato e sotto chiaro effetto di doping, ospiti al circeo sull’orlo di una crisi, i miei genitori 2 atroci schiavisti in preda a psicosi da comando, parafrasando sembravano 2 gendarmi nazisti.

Vabbè, passa la settimana a casa di amici che quasi ho pensato di andarmene prima. E’ stata una scelta kamikaze, diciamo anche una scelta del cazzo, 3 mamme con 3 bimbi di 3 anni amichetti dell’asilo. Ho sofferto di tutto: noia, ansia, colpo di calore, claustrofobia, scoglionamento ripetuto. Non è stata tutta merda ma non è stata neanche la VACANZA come la intendo io, ovvero fare come cazzo mi pare. Ma come si dice, i bambini sono stati bene e hanno respirato l’aria buona di mare.

2 settimane al campeggio. Con i miei genitori. Con il mio compagno. Con nostro figlio, of course.

I miei genitori sono circa 30 anni che frequentano questo campeggio, io la trovo una cosa assurda farsi le vacanze sempre nello stesso posto ma, loro ci trovano alcuni fattori imprescindibili per non cambiare: il campeggio sta vicino roma ma abbastanza distante da farti sentire in vacanza, al campeggio si conoscono tutti da anni ed è un piccolo porto sicuro, il campeggio è in mezzo alla natura, in mezzo a una pineta a pochi passi dal mare. E mi sembra che queste siano le cose positive che costringono i miei genitori a ritornare compulsivamente tutti gli anni in questo posto ameno.

Io non lo sopporto molto ma l’aria di mare, pare, faccia bene ai bambini e qui effettivamente mio figlio sta felice e completamente selvaggio, anarchico e un po’ stronzo.

Preparatevi al gergo da campeggio: i miei fanno la STAGIONALE, (dicesi stagionale abbonamento che va da maggio a settembre) quindi parcheggiano la ROULOTTE (una specie di camper ma più sfigato) in una PIAZZOLA (l’area delimitata dove posizionarsi). Oltre alla roulotte generalmente gli stagionale montano anche: una VERANDA (una tenda appiccicata alla roulotte) e un tendalino (una tendalino è un tendalino se non lo sapete andate a cercare su internet) e poi l’immancabile CUCININO (una specie di tenda adibita a cucina dove, ma pensa, ci si cucina). In più hanno 3 frigoriferi, non so bene quanti tavoli, sedie, sdraio, lettini, televisori.

Praticamente tutti i comfort. Praticamente come avere una casa al mare senza le comodità di una casa e senza la gioia di avere un bagno privato.

E già, la vita di campeggio mette a dura la prova la mia spasmodica necessità di privacy e soprattutto la mia stitichezza.

Al campeggio è tutto in comune, i bagni, i lavandini, le docce. Le gioie e i dolori, gli scassamenti di palle soprattutto.

Ma mi ripeto come un mantra che qui mio figlio è molto molto felice e soprattutto mi ripeto che quest’anno non avevamo soldi neanche per arrivare a fregene quindi tutto sommato il campeggio va bene.

Al campeggio i miei genitori si trasformano in una strana forma di duo paramilitare pronto a dettare ordini e scandire il tempo per questa marcia che è la giornata.

Hanno delle abitudini molto radicate, che poi sono le abitudine romane trasferite in vacanza. Per mia madre io sono il male sotto forma di disordine, la disoriento perchè lei vorrei vivere forse in una stanza depressurizzata, sterilizzata mentre io, nella sua testa, sono il caos. Il mio compagno invece per mia madre è il demone del casino, è lo tsunami che si abbatte sulla sua psicosi maniacale di ordine e precisione, sposta tutta fa casino, la fa incazzare, noi la facciamo incazzare perchè disordinati e sporchi.

Per mio padre siamo 2 cacacazzi che gli disturbano la routine e sovente rompiano qualcosa, oltre le palle, che poi lui deve aggiustare triandoci dietro vari anatemi.

Al campeggio, andandoci da 30 anni, conosco un sacco di gente, a parte però quelli che frequento spesso anche a Roma, non mi ricordo un cazzo di nome, spesso neanche le fisionomie, sempre perchè aspiro all’ascetismo e al silenzio. Impossibile: per mia madre c’è sempre un mestiere da fare, per chiunque altro sempre un’attività da fare che sia anche prendere un caffè, al campeggio tutto si deve fare insieme a qualcuno. Praticamente è la materializzazione di tutti i miei incubi.

 

Aggiungo qui il link del mio prolisso e grafomane compagno che ha voluto scrivere un reportage dettagliato delle nostre vacanze al campeggio.

Sognando la California a Montalto di Castro