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e devi scegliere anche il trio

ehi tu donna, donna anche giovane che non te ne frega un cazzo di fare figli e sposarti, donna tu ignara e anche un pò sognatrice, ricordati quello che sto per scriverti. Sno quelle cose degeneri che una donna matura madre non dovrebbe neanche pensare, figurati scrivere, che poi rimane tutto in rete e quando muori i giornalisti fanno partire il circo mediatico alludendo alle cose strane che scrivevi. Questo è un racconto onesto su quello che accade alle donne incinte e madri che non hanno mai avuto il sogno di essere incinte e madri.

Dicevo, quando ero in dolce attesa che è un parafrasi che mi fa cagare perchè si dice incinta oppure ripiena (ahaha no scherzo questo nn lo dico e nn mi piace) a un certo punto tutti, anche i passanti per strada, mi chiedevano delle cose. Cose precise su come mi stavo organizzamdp per l’arrivo del nascituro, cioè bambino.

Se gli estranei si fossero fatti i cazzi loro non mi avrebbero fatto andare in tilt con tutte le domande scomode che mi sono state imposte. Anche perchè chi mi conosce bene sa perfettamente che IO e ORGANIZZAZIONE non ci conosciamo molto bene, di sfuggita, di tanto in tanto ci ritroviamo a prendere un caffè parlando del più e del meno ma, entrambe sappiamo che ci stiamo sul cazzo.

Quindi tu estraneo, tu commessa, tu pizzicagnolo, tu estetista e soprattutto tu attempata signora che ne sai una più del diavolo, perchè decidi di pormi inquietanti domandi su oggetti che devo comprare? non ti sembra già abbastanza strano che io, proprio io, mi stia riproducendo?

No evidentemente non bastava, quindi mi chiedevano.

HAI COMPRATO IL TRIO? er che?mi addentro in questo vocabolario cosciente che così proprio non posso andare avanti.

NOn so cosa sia un trio, non ho capito come funzionano le settimane di gravidanza (ma poi perchè si deve ragionare con le settimane?) e non capito molto bene cosa mi sta succedendo. Ormoni, pancia ceh cresce, seno che straborda, piango poi rido poi ho paura poi odio poi amore. Che casino.

Ma ho deciso di imparare tutto su questa cosa quindi primo passo andare in libreria e comprare libri adeguati al mio stato di donnaincinta. Secondo punto trovare un posto dove ci sono altre donne nel mio stesso stato e seguirle, carpire, rubare, insomma stalking totale.  Ci penso un pò e mi illumino, posso trovare donne incinte magari non noiose come la morte in piscina. Trovo la piscina che mi offre il corso di acquamamma (si si si chiama proprio) e vado. Familiarizzo ma è decisamente più difficile di come lo avevo immaginato. Io pensavo a quella meravigliosa sorellanza che nasce spontanea tra donne, quelle mani giunte, insomma quel femminismo profondo e familiare… col cazzo, ho trovato muri e musi lunghi, panze enormi ed esaltazione.

Qualcuna era più carina di altre e io con quelle volevo familiarezzare. Capire il più carine di altre è stato difficilissimo. Le donne, oltre alla sorellanza e al blablabla, sono delle vere stronze. Le donne incinte affogate negli ormoni sono dei demoni.

In questa piscina inizialmente nn mi ha filato nessuno, il sogno perverso era “vedrai fabi non hanno stretto con te una viscerale amicizia perchè non sembri incinta”. Ovviamente no, la spiegazione era più semplice, le dolce pulzelle non avevano voglia di familiarizzare con una nuova donna, perchè le donne, per le donne, sono una specie di nemico, almeno nella fase iniziale.

Ma il mio proverbiale ottimismo e la mia trascinante simpatia hanno fatto capitolare le più malleabili. Con qualcuno avevo stretto, diciamo, amicizia. E mi si è aperto un mondo.

Ho scoperto tantissime oscure informazioni, ho capirto i segreti per arrivare consapevole al momento fatidico, l’incontro con mio figlio.

Ho scoperto che:

– vengono organizzati incontri nei grandi negozi specializzati in prodotti per l’infanzia, durante questi incontri vengono mostrati nuovi e indespansibili prodotti (diciamo che sono un pò come i viaggi organizzati durante i quali si vendono pentole). Gli incontri vengono svolti principalmente durante la mattina, mentre io sono produttiva appollaita su una sedia a lavoro.

– umidificatore, si no bo forse. Grande dibattito ha accesso il nostro gruppo panzuto. La risposta sulla necessità di questo arnese è ancora oscura e costudita in qualche recondito scrigno magico.

– trio, eccolo il momento fatidico. Ho scoperto il sottobosco della marche specializzate in prodotti per la primissima, prima, media, media superiore infanzia. Il trio sembrava essere l’oggetto culto, dalla scelta di questo passeggino-trio poteva derivare il futuro glorioso di mio figlio, un pò come i segni zoodiacali. Potevo scegliere quello classico stile inglesina che denota eleganza, discrezione e una certa propensione all’apericena.

Potevo selezionare quello cam, reistente, tenace e moderno, pronto ai viaggi ma solo in alberghi a 4 stelle.

Dopo il dibattito sul trio, per il quale era indispendabile sapere peso lunghezza altezza ruote, ammortizzatori, manubrio, schienale, chiuso aperto, facilità di chiusura, con una mano, due, senza mani… io ero ko. stecchita.

Lo stalking verso le amiche nuotatrici panzone mi si stava rivoltando contro, ero triste, cupa, dubbiosa, incosciente e soprattutto ignorante e impreparata.

Mi dicevo che questa era solo la punta dell’iceberg, voglio dire, ma quale donna non sa cosa sia un trio, quale non conosce le carattestiche fondamentali che un trio debba possedere, io ero un caso patologico, sempre a pensare che era tutto facile, tutto semplice, ma insomma un figlio è complicato, devi scegliere anche il trio. aiuto 

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