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è colpa tua se sei un cretino

sono esattamente tornata al punto di partenza. solo che ora il bagaglio da portare è uno zaino pieno di zeppo di: mancanza di sonno, stanchezza generale, senso di colpa e qualche spolverata di nevrosi.
Sono messa così: inchiodata al muro. Sovraccaricata da tutta una sfera di responsabilità nei confronti di un pò tutti.
figlio in primo luogo e questa è un'ovvietà.
ma anche nei confronti del mio compagno
della casa
delle amiche
dei miei genitori, che sfrutto biecamente senza per altro dare assolutamente nulla in cambio… se non una serie di grazie e scusate
e poi mi sento molto in colpa nei confronti di me stessa perchè a forza di sentirmi in colpa per gli altri mi scordo che ci sono anche io, mi dimentico di un pò tutto quello che prima mi piaceva tantissimo. Occuparmi di me e del mio tempo libero (che già prima era pochissimo).

In questo bailamme in cui sto affogando, l'unica cosa su cui riesco a concentrarmi è il fastidio urticante che provo nei confronti degli uomini che si trovano all'interno di questa azienda.
e l'unico aggettivo che gli riesco ad associare è INUTILI, anzi anche LENTI, anzi anche CHE SI SENTONO STO CAZZO.
ecco si, si sentono importantissimi ma non solo come membri di un team di lavoro, ma proprio fondamentale per il mondo, per la sopravvivenza della razza umana, per la galassia, per il bene dell'umanità.
Si sentono fieri e importanti, quando invece sono sfigati e impotenti. Si inorgogliscono nella loro inettitudine alla vita concreta, si sentono unici nella loro tendenza alla sfiga, si reputano intelligenti e simpatici nella loro solitudine di nerd.
Fatemi fa du conti… NO, non è sindrome premestruale è proprio che mi stanno sulle palle.

C'è da dire che la maternità mi ha reso buona. più buona

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miti e mitologie

è sovente avere a che fare con amici/compagni/genitori che, in preda ad estasi allucinogena, si ritrovano innamorati di alcuni personaggi.
Per esempio mia madre è sempre pronta a smerdarmi. Si si, lei mi vuole bene e me lo dimostra, però non lascia mai correre e coglie sempre l'occasione per farmi sentire un pò una chiavica.
Lei ha individuato 2/3 difetti miei che la fanno innervosire e invece di tirare avanti e farsene una ragione, non aspetta altro che cogliermi in fallo, farmi notare pesantemente quanto sia inspiegabile essere come sono a 35 anni, cercando di conseguenza uno scontro a fuoco.
 
Questo si ripete tutte le volte che ci vediamo. Ormai però siamo diventate brave e ci mandiamo a fanculo entro e non oltre i primi 15 minuti, poi torna il sereno. Non siamo brave a tenerci il muso, per fortuna.
 
Comunque a mammina cara piace mettersi li e stuzzicarmi elencando:
non sei ordinata
non ti sai truccare
non ti sai vestire
copriti che sei grassa (new entry)
sta casa è un disastro
disordinata
disordinata
disordinata
disordinata

 
Io rispondo: mamma e vaffanculo!
Perfetto
 
Ecco mammina è accecata da ira funesta di fronte al mio congenito disordine e alcontempo accecata d'amore nei confronti di una mica cara amica, oserei dire che ha, appunto, il mito di codesta donzella. Le piace parecchio e quando la vede fa la smorfiosa, si emoziona, diventata leziosa, anche un pò stupidina.
Appena la intercetta, mi estromette dalla conversazione, si mette di trequarti escludendomi dalla discussione, evidentemente vuole adularla non guardandomi, spero per vergogna.

Se parlo con mammina di questa mia amica lei dimostra subito di avere una bella cotta adolescenziale nè più nè meno. La esalta: che bel taglio di capelli, che ordine, che freschezza, che eleganza, e che coglioni aggiungo io.

Quando le faccio notare che forse non è obiettiva si mette subito sulla difensiva e finisce sempre che sono gelosa e sottolinea che non devo prendermela se sono come sono. Perchè mammina come sono? Sei così, sei un casino e pure un pò cicciottella. Incasso e taccio.
 
Io no, io se posso, e lo scrivo con un certo orgoglio, ho sempre una cattiva parola per tutti. Non ho mai subito "il fascino punto e basta" per qualcuno, mi avvalgo di una facoltà intellettiva che si chiama spirito critico, ma si chiama anche piedi per terra e, soprattuttto, chicazzosicredediessere.
 
Sono smaliziata, sono realista, sono terrena e soprattutto, evidentemente, ho incontrato solo teste di cazzo?Può essere
 
Una volta ho avuto il mito per una persona, ma questa è un'altra storia

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e io?

con il candore dell’infanzia mi dice: no sai io mi fido del Signor B
io con tutta la meraviglia del mondo rispondo ridendo.
Quando capisco che è tutto miseramente vero non proferisco verbo ma silente osservo immaginando una vita che non è la mia. Vedo.
Vedo l’evoluzione di questa persona e lo zoom mostra chiaramente bisogni e necessità che non mi appartengono.
Il fidanzato, il matrimonio, le foto, il pranzo della domenica, le pulizie del sabato, i genitori, la macchina e la casa. Vedo i pixel di questa proprietà privata e incatenata che non lascia spazio alla fantasia e ai pensieri, vedo un recinto nel quale ci si barrica con il terrore che qualcuno o qualcosa scavalchi il recinto del MIO piccolo misero e patetico campo.

Vedo l’arte di accumulare, di accrescere i propri averi, per un futuro che non si avrà il coraggio di vivere. Vedo scanditi tempi e modi, regole per il giusto vivere. Non vedo la possibilità di sbagliare e rimediare ma solo un solo modo giusto per vivere.
Vedo me e penso "cosa cazzo ci faccio qui?"

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RACCONTO DI UN GIORNO DI NOVEMBRE

RACCONTO DI UN GIORNO DI NOVEMBRE

mi siedo e sono scettica. come sempre del resto. non credo in niente e in nessuno. se non forse nel mio cervello corcocircuitale.
fatto sta che ormai sono qui e non posso tirarmi indietro. Stare qui mi offre la possibilità di sfruttare la mia aria maledetta di ragazza interrotta.
sono dalla psichiatra.
per essere dalla psichiatra sono vestita molto bene.
per essere dalla psichiatra sono troppo convinta della mia sanità mentale.
apro la porta, permesso?
certo accomodati.
mi siedo e ho freddo.
lei ha davanti un fascicolo con scritto il mio nome e li dentro c’è il test di sanità mentale che mi hanno fatto fare qualche giorno primo.
io parto subito a razzo e le dico che sono li perchè so di avere un problema ma non riesco a capire bene qual è. le dico subito, per onesta intellettuale, che penso anche di non avere nessun problema in particolare e non avere un problema sta diventando un problema.
mi guarda subito perplessa.
rispondo al suo sguardo dicendole che non credo di meritarmelo: voglio dire, scusi, ma avrà visto pure persone più pazze di me?
mi risponde che nessuno è pazzo
mi scappa una risata, secondo me siamo tutti pazzi.
mi risponde che non si parla di pazzia ma di problemi da elaborare.
allora lo so. le dico subito che mio padre è chiuso e un pò musone innamoratissimo di mia madre, talmente tanto ossessionato da lei che spesso mi ha fatto sentire di impiccio e io allora mi facevo piccola e cercavo di non disturbare e stavo zitta anche per giorni interi.
nessuno si è mai accorto dei miei silenzi: vorrà pur dire qualcosa?
lei risponde con un sorriso amichevole. cazzo ridi?
e mi dice di non partire da così lontano: per esempio cosa ha sognato stanotte?
che? i sogni? e pure la cabala e magari i fondi del caffè?
il problema sono i miei genitori. le dico che è chiaro, tutto chiaro. io riesco a diventare invisibile al mondo, riesco a stare in un angolo per tantissimo tempo. Poi questa enorme solitudine mi pesa e comincio a sentirmi infelice, perchè magari nessuno mi cerca. Sembra quasi che la gente si scordi di me. E’ deprimente e vorrei essere richiesta e ricercata per poi rispondere che sto bene da sola.
Ecco il problema è questo, signora psichiatra.
Ma niente, questa insiste che devo raccontarle i sogni.
Io non me li ricordo
Faccia uno sforzo.
Ma veramente già che ci diamo del lei mi mette in difficoltà, un pò di soggezione, mi sembra di essere davanti all’insegnate di matematica.
Lei mi attacca una bella pippa su quanto sia necessario il distacco medico/paziente. Mentre articola la sua giustificazione  sorride come in segno di approvazione. Sta approvando questo distacco necessario per ricordarmi che lei è il DOTTORE dei MATTI e io la matta.
la interrompo dicendole che mi è venuto in mente il sogno. Lei è felice, una dolce bambina felice in camice bianco.
Mi invento il sogno, ho reso felice una persona, la giornata sta prendendo una bella piega.
Straparlo del sogno. Ci butto in mezzo un pò tutto.
Termino ricordandole che mio padre, l’idea di mio padre innamorato più di mia madre che di me, mi spezza il cuore. Con gli uomini della mia vita ho sempre ricreato le stesse dinamiche, perverse e furiose, ricreo gli spazi e i silenzi, le distanze e la solitudine.
Alla fine mi sento sempre terribilmente sola.
Una solitudine appagante ma che allo stesso tempo mi ferisce perchè a nessuno viene in mente che forse ho bisogno di calore.
Mi guarda
La guardo
Oddio che ho fatto, che avrò detto mai?
Sono isterica e si vede, mi mangio le unghie, mi tocco i capelli, una gamba dondola perpetuamente.
Scrive un paio di cose su un banale foglio bianco del mio fascicolo, riassumendo in due righe la mia infinita tristezza.
Prende il responso del test sulla sanità mentale e blatera che ho la depressione.
Ma va?
Bene, questo è il primo passo per guarire, sapere di avere un problema.
Evviva.
MI tende la mano, mi dice, sempre sorridendo come una cretina, che mi vuole vedere due volte a settimana.
Fisso gli appuntamenti e me li faccio scrivere su un calendario, poi lo fotocopio e anzi faccio di più, ne faccio 5 copie perchè so già che me le perderò tutte.
Butto tutto in borsa e scappo fuori. Improvvisamente mi manca l’aria, mi sento soffocare, mi gira la testa, i battiti sono accelerati. Mi sale un enorme senso di colpa per aver detto che mio padre non mi vuole bene. Vorrei rientrare e spiegare al dottore dei pazzi che non è così, che mi ama e che, a modo suo, me lo dimostra.
Oddio che ho detto, cosa ho fatto? Ora c’è qualcuno al mondo che sa quello che provo. MI viene da vomitare. Mi siedo sul gradino del marciapiede, sciarpa e cappello in mano, sigaretta in bocca, mi cadono enormi lacrimoni, sento tutta la tristezza della mia vita poggiata sulle spalle, mi viene in mente mio padre, piango disperata. Sono invisibile.

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perdizione

cose che vorrei fare prima di ritornare polvere alla polvere


non mi è venuto in mente niente
se non provare il botulino

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tutto va a puttane, pure il qualunquismo

la vecchia amica è uno dei miei peggiori incubi, piomba nella mia vita stravolgendomi serate raccontandomi i suoi problemi piccolo-borghesi di cui ne farei volentieri a meno.
L’ultima volta, costretta ad un appuntamento dalle sue ferie matrimoniali, ci siamo viste per un giro veloce.
la prima cosa che faccio è annoiarmi, la seconda pensare a quando la saluterò e, a posto con la coscienza, la rivedrò tra 3 mesi, e terza cosa cerco di intavolare una conversazione banalmente interessante.
dopo vari tentativi andati a vuoti (cinema NO, libri NO, vita NO), constato che nella vita di questa donna c’è fatica, sudore e due palle così.
Vabbè. ignoro la sua necessità di sacrificio ancestrale e cominciamo a conversare sui massimi sistemi. Alla fine esce fuori che la vita fa effettivamente schifo. Cioè la vita dei ceti che una volta erano medi. Entrambe ragioniamo sul fatto che la giustizia sociale è morta, che l’essere civili è divenuto sinonimo di coglione, che c’è sempre qualche paraculo, troppo nepotismo e troppa feccia in giro. Non esistono anime pure, gente a cui fare riferimento e l’italia va a letterelamente a pattune.
Ohhh finalmente una conversazione dove, è vero che ha regnato il qualunquismo ma almeno ho trovato qualcuno indignato. e che cazzo.
mentre ci salutiamo la vecchia amica ha ancora il tempo per triturarmi i maroni con il grande problema dell’asilo nido della figlia. Una serie di bla bla bla eccheggiano. Io metto la mia espressione migliore di finto interesse, annuisco fino alle paroline magiche ma mi risvegliano dalla noia.
La vecchia amica afferma che all’asilo della figlia troppo troppi troppi extracomnitari hanno preso il posto di bambini intaliani nati con il tricolore al collo che non possono usufruire della scuola per l’infanzia pubblica. Che lei come MADRE deve pensare a SUA figlia che è IMPORTANTE.
io penso, fumandole in faccia il mio disprezzo, che come madre dovrebbe essere più sensibile a TUTTI i bambini, non solo a uno, che questo miracolo che hai partorito da grande non vivrà solo nel mondo ma, pensa, gomito a gomito con gli altri bambini divenuti adulti proprio come lei, insieme a lei. e poi poi poi mille cose penso e le vorrei dire tutte a tutti. ma referisco tacere, fumo, disprezzo, fingo.