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Lui non è libero

Il mio bellissimo maritone con la barba ha una galassia di passioni.

Incontenibile e strabordante entra nelle vite degli altri come un treno, supportato un egocentrismo esasperato, ogni sua passione diventa necessariamente perno osmotico della mia vita. Io sto li che cerco sempre di contrattare una via di mezzo (la mia mezza via di fuga) ma questo pendolino di marito, quando cerco di ostacolare lo tsunami delle sue richieste, si offende e si incazza, perchè per la sua mente egocentrica è impossibile che io non provi piacere nel farlo stare bene.

Esordisce sempre con questa frase: ma che ti costa aiutarmi a fare… (al posto dei puntini potete mettere: fare le foto, fare un video, ascoltare ultimo album metal, vedere ultimo video metal/tennis/calcio/calcetto, accompagnarmi qui o li, vedere la partita di calcio/tennis).

Tra le varie passioni quella veramente più travolgente è la l’amore incontrollato tripartito per smartphone, tablet, mac. Non si schioda, con ogni device ha un rapporto morboso.

La giornata tipo: prima cosa guardare l’iphone, e vabbè ci sta. Comunque buongiorno. Seconda cosa andare al mac per controllare i giornali online. Comunque c’è da preparare la colazione. Terza, andare in bagno con ipad. Comunque è tardi.

Poi quando si sta in giro c’è sempre lo smartphone con il quale è necessario controllare: Twitter, facebook, la posta elettronica, Instagram, siti di tennis e di calcio, delle volte controlla anche skype, ovviamente sms e immancabile whatsapp.

Spesso tutto ciò accade più e più volte in una sola ora. Se la sera ad esempio stiamo guardando un programma in tv, mentre parlo di qualcosa inerente il programma in questione, la sua reazione sarà di leggere twitter, rispondere, sorridere da solo, inoltrare, taggare, scrivere e rispondere, mentre io cerco la sua attenzione, parlando ovviamente da sola.

Se provo a farglielo notare, la reazione tipo di chi ha una dipendenza, inizia con queste parole: ma stai scherzando, no scusa ma dimmi dove sto sbagliando, ho solo guardato un attimo, no ma dimmi se sto togliendo tempo alla mia famiglia, dimmi cosa c’è di male… io in questa casa non posso fare niente, non sono libero.

Lui non è libero. Mavvanfaculo

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il problema

Il problema in questo paese, se hai tra i 30 e 40 anni e ti è venuto in mente di fare un figlio, è rimanere lucidi.

Il problema ora e qui è pensare che ci sia una soluzione diversa dalla rivoluzione. Il problema ora è stare a sentire la ragione e non quel fuoco sacro della giustizia sociale che vuole portarti alla lotta dura e cruda per la sopravvivenza.

Il problema è non ascoltare chi vuole trovare strade facili, soluzioni campate in aria, mistificazione e false verità. Il problema ora è ragionare. Non dare retta all’ansia e alla paura del futuro, non vacillare tra insicurezze e pochi diritti. Il problema è mantere la calma quando sei a camminare su un filo appeso nel vuoto. Siamo equilibristi.

Siamo terrorizzati, siamo un pò soli, siamo poveri, siamo giovani, siamo adulti, siamo genitori, siamo innamorati.

Siamo tantissime cose ma non siamo più niente, perchè non possiamo niente. Possiamo ragionare, parlare, pensare insieme e avere un’idea comune di futuro roseo che vorremmo offrire ai nostri figli. E ci dobbiamo dimenticare del nostro presente perchè è negato, usurpatro e stuprato da un’altra generazione che non ha spianato la strada ai propri figli.

Non siamo niente, ma abbiamo ancora un’assurda fiducia, immotiva, illogica, stupida e incoerente, nel futuro.

Vorrei dare la colpa al Grande Capo che ha deciso di dare lo stipendo con 10 giorni di ritardo, che forse per lui nn contano niente o forse contano tutto, vorrei dare la colpa al proprietario di casa che vuole i suoi 1000 euro di affitto per una bella casa lontano in mezzo al niente ma ben curata e rifinita. Vorrei prenderla con la mia macchina che sto pagando con eterne rate, vorrei prenderla con chi mi dice da sempre che c’è la crisi e che devo accontentarmi del mio misero stipendo.

Vorrei prenderla con il comune di Roma e i suoi nidi che non hanno posto per figlio, vorrei prendermela con chi pensa che pagare una pizza margherita e una birra media 25 euro a persona sia normale, vorrei prenderla con chi non fa i conti a fine mese, con chi ha la casa di proprietà, con chi mi dice che i soldi non danno la felicità. Siamo equilibristi e dopo giornate come queste, nere buie difficili, tornare a casa con il sorriso e felici della propria piccola famiglia è un miracolo. Il mio miracolo non viene rispettato perchè il luogo dove sono nata, dove vivo e dove sto crescendo mio figlio, sta facendo di tutto per togliermi quel briciolo di felicità, per strapparmi il sorriso la sera quando torno dalle persone che contano.

Sono molto arrabbiata, perchè sono impotente. cazzo poi ti viene voglia di votare beppe grillo

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sfigata del cazzo

Che più di tutto oggi una cosa in particolare mi fa male.
quella parte che non c’è più, quel gesto che ha defraudato la mia privacy, oscurando quel poco di leggerezza quotidiana.
Sapere che con un gesto banale si fa scivolare via un oggetto che racchiude in se le speranze, i sogni, i segreti di qualcun altro.
Ecco questo mi fa molto male.
Lì c’erano cose importanti per me, cose stupide e banali, ma che nella quotidianità schiavizzata mi facevano bene, mi strappavano un sorriso, una leggerezza di intenti di cui ho ancora bisogno.

Tra le varie cose che ho perso, c’erano dei ricordi così forti e amati che mi fa male fisicamente pensare di non averli più.
Cazzo.
Mi hanno rubato (ho perso?) l’iPhone, probabilmente l’oggetto più fashion che abbia mai posseduto. la divina provvidenza mi ha punito per aver anche solo provato ad elevare il mio stato di sfigata da samsung no touch.
Infatti, qualche lesto stronzo, mentre ero nel tempio dell’arredamento low cost Ikea, ha pensato bene di fottermi l’iphone.
Rubandosi così un bel pezzo di vita.
Di email.
Di foto.
Di contatto con il mondo.
E’ vero non è importante perchè, di fatto, è solo un telefono. Ma una cosa mi fa veramente male. Su quell’aggeggio c’era la lista di prime cose da comprare per la nascita di mio figlio.
Ricordo ancora il pomeriggio quando mi ero messa a smacchinare con il bloc notes digitale e scrivevo le cose che ci servivano per diventare futuri genitori, quanto meno, preparati nella logistica. Ero spaventata ma veramente eccitata.
Mio figlio ora ha un anno, eppure io quella lista banale nn l’avevo buttata perchè mi ricordava uno dei momenti più belli della mia vita.
Di quelli che alla fine ti eccitano anche solo se li ricordi velocemente. Quando succedeva qualcosa di tragico in ufficio, per tirarmi su il morale andavo a spulciare l’iphone di tutti quei ricordi memorizzati durante la sconvolgente attesa e riuscivo a rivivere quelle appassionate sensazioni.

Ecco ora parlo un attimo con te. Lo so che un iphone fa gola. Lo so bene. Perchè io per averlo ho dovuto comprarlo a rate. E le devo pure finire di pagare. Ecco ora io dico, tu testa di cazzo, proprio tu cosa pensi di poter fare.. di sentirti bravo? Fortunato? fico? furbo?
bene, io l’iphone l’ho bloccato, tu me lo hai rubato, io sono senza telefono, tu sei uno STRONZO.

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ma sei capace?

e mo basta.
e mo me so proprio stufata e quanno sto incazzata parlo, ed evidentemente scrivo, romanaccio… con quella meravigliosa scivolata romana di cui vado molto feria.
ma dicevo: e basta.
ho capito che sono donna, madre, ultima tra gli ultimi in questo aberrante mondo del lavoro ma almeno SALUTARE e che cazzo. invece no, la dimostrazione di non contare assolutamente nulla nella scala sociale, se non bastasse la mia busta paga a dimostrarlo, è il fatto che i superiori non salutano, non rivolgono le loro parole dorate a me comune mortale che x mangiare ha bisogno di lavorare.
ma a parte assistere con un certo ghigno a questo atteggiamento di esercizio di potere, il concetto su cui ho necessità di concentrarmi è l'importanza per taluni personaggi di manifestare, attraverso l'ignoranza?la maleducazione? la miopia?, la loro superiorità a livello umano. La superiorità gli è data da:
soldi
potere
stupidità

Non ho bisogno del loro CIAO per essere felice, ho bisogno di sapere che, dall'alto della loro potenza, si reisce comunque a vivere manteendo un piedi per terra. Invece, cazzo, è tutto un luogo comune: il vicemegadirettoregalattico col cazzo che saluta gli schiavi

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cose utili da sapere

ad un certo punto torni a casa dall'ospedale con questo microscopico esserino. Nn pensavo fossero così piccoli i neonati, anche in relazione alla mia enorme panza in gravidanza, pensavo fossero più grandi. invece sto nanerottolo era tutto tutto rannicchiato, incartapecorito, un pò bruttino ma infinitamente dolce e adorabile.
Insomma me ne torno a casa e nn so veramente cosa farci. Fortunatamente lui se la dorme parecchio, io sgaggio e penso che sia facilissimo fare la mamma. e allattare.
poi a un certo punto della sua nuova vita al di fuori di me, il piccolo uomo decide di avere sempre fame, ma una fame carogna e da lupo.
io con gioia allatto.
primo giorno di fame atavica del nano e tutto va liscio
diciamo che verso la decima sessione di allattamento by tits capisco che non è poi sta passeggiata.
Dopo una settimana mi ritrovo ad essere sterminata.
Sto miscroscopico rannicchiato nano mangia e fa la cacca in continuazione, senza sosta. Ma non piange, se nn il minimo sindiacale per farmi capire che, se vuole, si incazza e me la fa pagare.
io lo temo e gli ficco sovente una tetta in bocca. Vien da se che nel primissimo periodo da neomamma la vita, cioè la TUA vita, non esiste più, si esiste in totale funzione della sopravvivenza del nano. Mi ritrovo allo stremo delle forze, un pò alla deriva, ogni tanto faccio un piantarello non riuscendo mai a fare un cazzo. Cioè tipo anche una doccia. Il nano me lo proibisce e lui comanda.

In questo periodo si sta come d'autunno sugli alberi le foglie. Ovvero precari. Stanchi, un pò soli e svuotati e soprattutto in balia di nuovi sentimenti e ormoni.
Cosa pensa bene di fare la gente che non ha evidentemente figli neonati?
Chiedere di venirti a trovare x vedere il bambino.
La risposta è sempre un generico e spento "si". Nel primo periodo di vita di mio figlio ho capito e toccato con mano la stupidità della gente inutile.
Mi si piazzavano dei coglioni dentro casa che invece di capire che dopo 10 minuti l'ospite puzza, pretendevano anche di intraprendere conversazioni allegre e divertenti, parlando, perchè no, di massimi sistemi, politica e un pò di economica.
Io con 2 neuroni ancora in funzione tiravo fuori la tetta per l'alimentazioneininterrotta. All'inizio ho avuto una fase pudica e discreta, mi vergognavo di allattare in pubblico, forse perchè avevo un capezzolo grande come un dirigibile e una quantità di latte imbarazzante, mi sentivo un pò pornostar ma in realtà fragilissima come solo una neomamma sa essere.

Nessuno ha avuto la decenza di pensare "magari mi levo dalle palle". Ho aperto troppe troppe volte la porta a, chiamioli ospiti, vestita in maniera imbarazzante, con peli baffi capelli fuori controllo. Mi sono chiesta spesso in questo periodo come sopravvivere, non tanto alle voglie matte del nano ma alla valanga incontrollata di gente che voleva assolutamente vedere il bambino.

Ma poi, vuoi venirmi a trovare? e sia, entra e fai quel che vuoi di ciò che resta del mio cervello, ma quando vedi una casa andare a fuoco, panni stesi, panni da setendere, panni da lavare non ti viene il sospetto che forse più di una visita di cortesia mi serve una cazzo di mano?

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è colpa tua se sei un cretino

sono esattamente tornata al punto di partenza. solo che ora il bagaglio da portare è uno zaino pieno di zeppo di: mancanza di sonno, stanchezza generale, senso di colpa e qualche spolverata di nevrosi.
Sono messa così: inchiodata al muro. Sovraccaricata da tutta una sfera di responsabilità nei confronti di un pò tutti.
figlio in primo luogo e questa è un'ovvietà.
ma anche nei confronti del mio compagno
della casa
delle amiche
dei miei genitori, che sfrutto biecamente senza per altro dare assolutamente nulla in cambio… se non una serie di grazie e scusate
e poi mi sento molto in colpa nei confronti di me stessa perchè a forza di sentirmi in colpa per gli altri mi scordo che ci sono anche io, mi dimentico di un pò tutto quello che prima mi piaceva tantissimo. Occuparmi di me e del mio tempo libero (che già prima era pochissimo).

In questo bailamme in cui sto affogando, l'unica cosa su cui riesco a concentrarmi è il fastidio urticante che provo nei confronti degli uomini che si trovano all'interno di questa azienda.
e l'unico aggettivo che gli riesco ad associare è INUTILI, anzi anche LENTI, anzi anche CHE SI SENTONO STO CAZZO.
ecco si, si sentono importantissimi ma non solo come membri di un team di lavoro, ma proprio fondamentale per il mondo, per la sopravvivenza della razza umana, per la galassia, per il bene dell'umanità.
Si sentono fieri e importanti, quando invece sono sfigati e impotenti. Si inorgogliscono nella loro inettitudine alla vita concreta, si sentono unici nella loro tendenza alla sfiga, si reputano intelligenti e simpatici nella loro solitudine di nerd.
Fatemi fa du conti… NO, non è sindrome premestruale è proprio che mi stanno sulle palle.

C'è da dire che la maternità mi ha reso buona. più buona

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ebbene si

ok, è vero sono una mamma da pochi mesi e una mamma da pochi giorni che lavora.
ed è vero non riesco a essere precisa bella fantastica sexy e bona come ero prima, perchè manca quell'elemento fondamentale a tutti gli essere viventi: il tempo.
fagocitata da mille cose da fare e da una città che ingloba come un buco nero, corro e corro spesso senza meta.
Lo so, devo ritrovare la gioia di essere gnocca prima di tutto per me e poi anche per far tacere il mondo maschilista intorno a me.
Ma cosa è successo?
Antefatto
Succede che ho partorito e allattato e in questi mesi, sebbene perennemente a dieta, non sono riuscita a togliere neanche un kilo, anzi pare che il mio corpo oltra a produrre latte producesse adipe… presa coscienza di tale brutale tortura, mi sono messa l'anima in pace in attesa di tempi migliori.
Nel mentre, ovvero in 6 mesi, ho incontrato parecchie persone che, dopo gli inivitabili complimenti al pargolo, sentivano l'obbligo di esternare il fatto di vedermi grassa.
E così, di fronte a frotte di testimoni, ne ho sentite di tutti i colori: come se grassa, ammazza quanto ti sei ingrassata, oddio sei grassa, prima eri magrissima, ti ricordo in perfetta linea, la 42 non ti entrerà mai più. Sorriso di circostanza e morte interiore, erano due concetti che viaggiano di pari passo.
Quando ho finito di allattare ho cominciato a dimagrire, niente di stravolgente, ma piano piano ho rivisto le forme e il fisico sgonfiarsi… tutto con calma, ma qualcosa nel mio corpo stava cambiando in meglio.
Ma cosa ti combinano gli uomini che gravitano (purtroppo) intorno a me?
Sottolineano ancora e ancora e ancora la mia lontananza dalla forma fisica precedente.
E quinidi: vicino di casa dei miei genitori: che bel bimbo! certo che ti sei proprio ingrassicchiata?
— ma fatti i cazzi tuoi no?
Ma il bello avviene durante una banale conversazione con alcuni colleghi (2 donne e un uomo – del cazzo aggiungo)
io:sta arrivando il freddo e devo comprare tutti i vestitini nuovi allo gnappo
lui: ti entrano ancora i tuoi vecchi vestiti?
io: (che credo e spero di aver capito male la domanda) no per il BAMBINO devo comprare tutto
lui: e si ho capito, ma a te entrano i vestiti che avevi?
io: si, no, cioè, veramente, ma… no, si cioè, veramente, ma…. no, si, cioè…. NEL PALLONE totale
ne è conseguito un week end di totale scoramento

io lo so, lo so di nn essere come ero prima, lo so che il mio fisico è cambiato
ma è cambiato perchè si è trasformato dilatato modificato per essere altro.
lo so che il cambiamento ad alcune donne non fa un cazzo e beate loro… ma a me invece è successo così, è successo che ho preso dei chili (9) che sto cercando con tutte le forze di toglierli…
e vorrei solo ricordare:
1) alle donne che hanno il mio stesso problema: succede è normale, non siamo tutte gisel budchene, nè ste cazzo di wonderwoaman senza metabolismo, ed è normale normalissimo essere come siamo… lo sforzo semmai e non arrendersi e cercare di tornare ad assomigliare a quelle che eravamo… possibilmente tappandoci le orecchie per non sentire le stronzate degli uomoni
2) appunto ai maschi, quelli coglioni, vorrei solo ricordare che lo sforzo a cui siamo sottoposte noi donne durante una gravidanza non lo possono immaginare neanche negli incubi peggiori, che vedere modificare il proprio corpo e cercare di farlo tornare quello che era è difficile, duro, faticoso soprattutto quando nel frattempo devono pure stare a sentire le stronzate che ci dicono. ecco io vorrei ricordare a questi maschi del cazzo di contare e di pensare principalmente i cazzi propri…
e vorrei soprattutto fotografare sti uomini che dall'alto della loro fallocentrica esistenza si permettono di giudicare e di additare una donna solo perchè non rispetta i canoni di gnoccitudine che evidentamente li arrapa.
è un mondo maschilista, è un mondo incentrato sui m aschi che guardano e contemplano le donne solo perchè inguinate e strizzate in una taglia perfetta, esistiamo solo se bone perfette e sessualmente stimolanti.

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è venerdì

alleluja
la prima settimana di lavoro post maternità è andata.
con orrore è passata pure questa.
che dire, ho provato a capire bene cosa provo.
nn provo niente.
So benissimo quello che sto vivendo e nn mi sembra corretto quello che sto facendo nei confronti di mio figlio ed è assolutamente troppo quello che sto facendo per l'azienda.

semplicemente non è giusto.

vorrei essere incazzata per l'ingiustizia ma non posso. Non posso perchè sapevo, conoscevo benefici e malefici, nei mesi precedenti avevo cominciato a prendere confidenza con il futuro che mi aspettava e, mentre abituavo la mente ai ritmi della nuova vita, mi sembrava di aver reagito bene.

Pensavo….

Quello che non capivo era la sproporzione nel vivere la mia vita e la vita dell'ufficio.
La sproporzione sta nel fatto che 9 ore sono qui e 5 ore a casa prima che la stanchezza prenda il sopravvento.
Cioè io lavoro per venire a lavorare?

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catene

sono tornata in ufficio, dopo una meravigliosa parentesi di vita dedicata alla maternità. Sapete, donne, quella cosa bella e poetica, romantica e suggestiva che ci fa sentire, almeno per un pò, importantissime. ecco, la maternità è sublime, faticosa, emozionante, disintegrante ma è sicuramente un'esperienza viva e piena di emozioni.
Sono tornata al rogo dopo circa 8 mesi di tranquillità genitoriale per essere centrifugfata dal rutilante mondo del lavoro informatico. tutti maschi, tutti sfigati, tutti felice di lavorare tante ore e sottopagato. Bene, io sono di nuovo qui.

Dimenticavo di dire che su roma si è abbattuto un diluvio purificatore… sarà un segno inequivocabile del destino?!?!?!