Pubblicato in: Uncategorized

le bugie

questo sarà un post carogna. lo scrivo subito così poi uno non è che leggendo penso “ammazza questa quanto è incarognita”. ecco lo dichiaro. sono palesemente incazzata questa sera.

nella maggior parte delle circostanze, anche quelle più nefaste e sfigate, cerco sempre l’approccio “comodo”, magari mi incazzo, mi scervello un pò, dico questo e quello, ma poi in assoluto e nel profondo ritrovo l’equilibrio, quell’equilibrio cementato da radici profonde. perchè per quanto le mie foglie vacillino, le mie fondamenta sono sicure. che poi scriverlo e rileggerlo fa sempre un certo effetto, positivo.
 
per tanto tempo le mie radici profonde e labirintiche nella terra sono state la mia famiglia, poi forse sono diventata da sola abbastanza forte da sorreggermi. in mezzo c’è stato amore, amicizie, lavori, viaggi, scoperte. Ora c’è anche figlio. tutto cambia. nn si torna indietro.
 
ok, questo post ancora nn è proprio carogna. perchè mentre scrivevo mi sono venute in mente un sacco di cose tristi e mi è passata l’incazzatura. 
 
però ci tenevo giusto a scrivere una cosa: si, io sono una che si incazza tantissimo, perche nn sopporto le ingiustizie, le disuguaglianze, nn sopporto i soprusi, nn tollero il razzismo, mi fanno incazzare a bestia i fascisti nostalgici coi busti di mussolini in casa, mi fanno schifo i super ricchi, mi fa venire l’orticaria il fatto che un quadro costi milioni di euro e una persona viene pagata x lavorare 1000 euro se va bene, ci trovo troppa inconsistenza, disparità, povertà. 
ecco mi fanno schifo un sacco di cose tipo la caccia, l’ossessione del natale, il trip per gli aperitivi, sogno l’utopia di una società equa, dove mio figlio venga considerato alla stregua del figlio del riccone di cui sopra. mi fa incazzare e ci sto veramente male non avere mai abbastanza soldi per non potermi godere quelli che per me sono i plus della vita. andare al cinema, andare alle mostre, comprare dei libri, uscire e sentirsi liberi. lo so, il tic dei soldi, di ricchezza e povertà, ricorre spesso, perchè vedo questo dislivello sociale che mi fa contorcere le budella. vedo perpetrarsi un sistema dove il figlio dell’operaio magari non fa più l’operaio alla catena di montaggio ma farà un lavoro del cazzo forse di ufficio ma pagato quanto un operaio, sfruttato, deriso, malpagato. vedo che la ruota non gira, anzi gira sempre della stessa parte. 
 
e mi incazzo tantissimo perchè sono una comunista del cazzo. sogno l’equità che non è uguaglianza, ma è saper tendere una mano prima a chi ha più bisogno. 
 
sogno di una notte di mezza estate (è novembre ma fa caldo come d’estate).