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Femmine vs Maschi o dell’utero che non avete

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Quando esco con le mie amiche, le volte che esco senza famiglia, mi sembra quasi sempre di uscire con una zainetto, diciamo zainetto metaforico, che se ne sta zavorrato sulla mia schiena come a ricordarmi di quante cazzo di questioni ho da gestire e risolvere nella breve e lunga distanza. Così, quando noi ancora splendide quarantenni, ci sediamo a un qualunque tavolo di bar/pub/pizzeria/ristorante lasciamo le giacche, le borse e lo zainetto che ci pesa comunque sulle coscienze e, sfrante e stanche, posiamo i culi sulle sedie in cerca di sguardi, parole, mani, amiche che possano aiutarci a sfanculare, almeno temporaneamente, il contenuto dello zainetto. Ma tutte, adorate sorelle, sappiamo che ogni cosa gira intorno a noi. Dai panni da lavare alle guerra in Siria, tutto il mondo giro intorno ai sensi di colpa femminili.  Continua a leggere “Femmine vs Maschi o dell’utero che non avete”

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Di calcio, fiori e altre storie

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Allora, la mattina a lavoro è stata un po’ di merda. Brutte notizie, notizie che fanno parte del mondo spietato dell’economia e dei massimi sistemi, notizie che mi fanno incazzare tantissimo. Grandi capi che decidono della vita di quelle che considerano piccole persone. Io non riesco a starmi zitta, a contenere la rabbia e, in questi frangenti, mi scoppia sempre per le mani una bottiglia incendiaria che deflagra tutta la mia ispida avversità verso i padroni. Sono nata negli anni sbagliati, ero pronta per la rivoluzione.

A parte le fregnacce, la giornata era partita veramente di merda, su Roma un cielo plumbeo incombeva e prometteva tempesta o comunque cose brutte.

Insomma me ne sto qui in ufficio rinchiusa e raggomitolata su una sedia e come una bestia feroce sogno una giustizia sociale. A un certo punto squilla il telefono e vedo il faccione di maritone apparire sullo schermo. Visto che non mi chiama praticamente mai, penso “o cazzo sarà successo qualcosa”, immagino qualche morto ammazzato o qualche dramma in atto.

Il suo tono al telefono non mi dice nulla ma la sua voce mi dice subito: esci che sto qui fuori.

In 3 secondi penso alle cose più brutte. Morti, incendi, esplosioni. Esco dall’ufficio, il portone è chiuso, funziona male e per aprirlo devo tirare forte, fuori c’è vento e il cielo, come un cattivo presagio, si mostra grigio e carico di pioggia.

Finalmente apro sto cazzo di portone, respiro una botta d’aria tutta insieme, ossigeno i pensieri e spero che quelli immaginati siano solo brutti incubi.

Giro l’angolo e vedo lui. Lo fisso nella speranza che il suo volto si illumini e semplicemente mi sorrida.

Maritone finalmente mi guarda e sorride da lontano mentre piano cammina verso di me. Ma aspetta che porta in mano? Lo osservo dubbiosa.

A tutti gli effetti quello che mi sembra portare è un enorme, ENORME, mazzo fiori. Ma gigante come mai nessuno mi ha regalato nella vita.

Istantaneamente ed istintivamente mi viene da ridere, ma ridere forte, quasi nevrotica rido e lo guardo intensamente cercando ci capire se il mazzo gigante è per farsi perdonare qualcosa del passato o qualcosa che ha intenzione di fare.

Comunque non c’è partita, il mazzo è MERAVIGLIOSO, maritone è splendido, mi piace tantissimo e in tre secondi netti penso che è l’uomo più bello del mondo, che ha scelto me e che mi farà sua schiava per sempre. Ecco, gli uomini ci fregano così, altro che analisi e psicoanalisi, siamo delle sceme, noi donne, e ci basta un mazzo (enorme) di fiori.

Ci sorridiamo, baciamo, ci diciamo cose stupide, lui mi dice di leggere il biglietto. Leggo.

E mi viene ancora di più da sorridere. Si può sorridere di più di come stia facendo ora? Boh, non lo so, ma mi sembra che anche i capelli sorridano.

Il mazzo di fiori ENORME arriva da parte di maritone e da tutta la sua sgangherata e mezza schizofrenica squadra di calcetto che ha risucchiato, fagocitato la vita di marito e di conseguenza la mia.

L’altra settimana per la loro partita di campionato, avevo dovuto abbandonare una cena aziendale mezza importante. Ci ero rimasta un po’ male soprattutto perchè maritone col cazzo che ha fatto un passo indietro ma, anzi, stava monolitico nella sua posizione di terzino destro (o sinistro o centrocampista non lo so) ad aspettarmi a casa di CORSA che doveva catapultarsi alla partita di calciotto. Mettendomi un’ansia terribile addosso che non mi sono goduta neanche il buffet.

Non mi sono arrabbiata, ma sono stata profondamente delusa e ho pensato, come al solito, che gli uomini rimangono tutti un po’ bambini. E sono rimasta sconsolata tutta la settimana.
Ma questi bambinoni alla fine hanno tramato alle mie spalle le migliori scuse, regalandomi, in una giornata veramente di merda, una strabiliante sorpresa che mi ha lasciato per ore con lo sguardo sognante, alleggerendomi di tutta la pesantezza e la bruttezza del mondo lavorativo.

Quindi a tutti i componenti di squadra di calciotto con le loro debolezze, fragilità, compulsioni, rigidità, a questo gruppo eterogeneo di maschi dico grazie di tutto cuore, perchè un gesto così romantico proprio non me lo aspettavo.

Grazie a GG, VC, CF, FP, MG, DM, LD, GDA e altri

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vivere una favola

Io e maritone bellissimo con la barba in realtà non siamo sposati. questo è uno scoop, ma io e lui non ci siamo uniti nel sacro vincolo del matrimonio.

A me non è mai fregato nulla del matrimonio, non in assoluto, ma non l’ho mai vissuto, pensato, immaginato come una tappa fondamentale della mia vita. Può essere una evento molto bello come ce ne sono tanti. Non ho la smania da abito bianco né le frenesie da invasata che necessita del giorno da protagonista, non me ne frega un cazzo di sembrare una principessa.

Quando racconto questa cosa, gli uomini (scemi) mi guardano come fossi l’anticristo. Me ne dicono di tutti i colori, l’accusa principale è che “non sono romantica”. Diciamo che è anche vero, non sono romantica come ci si aspetta o forse non sono romantica come le fiabe ci hanno detto che dovrebbe essere una donna romantica.

Non ho mai aspettato il principe azzurro, mai cercato, mai voluto. Ma mi sono innamorata follemente, ho fatto gesti scemi e pazzi, ho spezzato cuori e me lo sono fatto spezzare. Ho compiuto quelli che per me erano grandi gesti romantici.

Invece, parlando con gli uomini (scemi) scopro che in realtà quello che si aspettano da una donna è un po’ il comportamento da principessa scema, quella svenevole, quella che sogna solo di incontrare un uomo che le regali un giorno da favola. Poi però, questi uomini scemi, si lamentano delle loro donne principesse che diventano, dopo il giorno da favola, delle cacacazzi. E parlano di infelicità di coppia, di matrimonio castrante e di altre cose brutte e tristi. Quando faccio notare che nonostante non senta il bisogno del romanticismo esasperato, mi fanno sentire, di nuovo, come l’anticristo. Come quella strana che non solo non desidera il matrimonio, ma è anche molto innamorata del compagno, e questa pare essere la più grande distonia riscontrata.

Non scrivo niente su questi uomini perchè sono veramente degli scemi superficiali con un’idea della donna idealizzata, anzi stilizzata e superficiale proprio come nelle favole. La donnina fragilina che aspetta solo di essere ammirata, salvata, accudita e protetta.

Ma chi sono queste donne che ancora oggi sognano il matrimonio come punto di arrivo della loro vita? quali sono le donne che si concentrano solo sulla felicità di coppia e non su quella individuale? chi ha il desiderio di essere solo moglie?

Io voglio essere protetta, amata, celebrata dal mio compagno e sono le stesse cose che spero di fare io per lui. Di proteggerlo, amarlo, celebrarlo. Senza eclissarmi, senza considerarmi solo in funzione della nostra unione.

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donne

Allora riflettevo su questa festa delle donne. Giusta osservazione: è passata una settimana. Lo so ma ci ho voluto riflettere molto perchè non so mai come comportarmi.Tipo Natale, non lo reggo ma se poi penso di non festeggiarlo mi viene il magone. Quindi questa festa della donna è sempre in bilico, auguri si/auguri no. Intraprendo spesso angosciosi interrogativi al riguardo: conta ancora qualcosa? E’ necessario ribadire l’importanza delle persone per di più donne con una festa?

Bo che ne so, forse è importante ricordare che le persone tutte vanno rispettate e considerate uguali ma che al contempo, per rispettarle, vanno altrettanto considerate le diseguaglianze. E si, mi sono scervellata nello specifico su questo concetto di diseguaglianza. Non è che ho scoperto l’acqua calda, ho solo riflettutto parecchio su questo bellissimo essere tutti diseguali nel mondo.

Sono diversa dagli uomini, non voglio neanche avere la presunzione di considerarmi uguali a tutte le altre donne. Voglio e desidero cose diverse, posso fare delle cose, altre non ho proprio la testa e la manualità, lo accetto. Non sono una mente matematica né schematica né ordinata. Amen. Non ho la forza per aprire una bottiglia d’acqua e me la faccio aprire dal mio bellissimo maritone con la barba. ma ho portato nella pancia nostro figlio scorrazzando per roma, lavorando fino a che ho potuto. Ho altre forze, altre risorse. Che vanno rispettate e che non vanno celebrate come migliori o peggiori, sono altre. Sono diseguale ma ho gli stessi diritti di tutti, ho appunto il diritto di essere diversa.

Hai capito che pensierone che ho tirato fuori? L’ho pensato  tutto d’un fiato. Guardando Samuele, questo piccolo uomo di 3 anni. Questa personalità in miniatura con la quale sto crescendo insieme fonte di ispirazione neuronale.

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salti tu, salto io

 
vorrei scrivere una roba romantica. Avevo pensato di scriverla per San valentino, ma il demone dell’influenza è entrato in casa e ora, forse, serve un esorcismo per liberarci dai virus di vari e diversa intensità.

Ma dicevo che sto per scrivere una cosa d’amore. COSA D’AMORE. Già si evince la poesia.

Non sono avvezza al romanticismo, perchè sì, che belli i grandi gesti che fanno piacere a tutti ma sono più una che si lascia impressionare dalla quotidianità. Cioè apprezzo molto di più la sopportazione infinita di chi decide di starmi accanto nonostante le mie infinite rotture di coglioni. Sono cacacazzi. E se mi ami anche così, mezza isterica e nevrotica, me ne frego dei grandi gesti d’amore. Il grande gesto è probabilmente non abbandonarmi.

Però vorrei veramente scrivere qualche riga d’amore. Per questo uomo che ho accanto e con il quale avrei deciso di passare la mia vita.

Io l’ho visto. E mi sono innamorata. Si, proprio così, all’improvviso. Un giorno di qualche anno fa, ho visto lui in questo ufficio dove lavoramo e non ho pensato a niente, non mi sono detta “oddio mi sto innamorando”, “oddio lo voglio”, “oddio già lo amo”, semplicemente non sono più riuscita a non pensare a lui.

Lui.

Lui dalle passioni incontenibili, dall’egocentrismo esasperato, lui dalle mani grandi e dalle spalle forti. Lui che sorride poco e si imbarazza spesso, lui appoggiato a una parete che aspetta solo me.

Lui con il profumo giusto, con la pelle sincronizzata alla mia, lui che ascolta, che discute e pensa di avere sempre ragione.

Lui che sta li, anche quando straparlo, urlo. Lui che è la mia roccia, il mio amore puro.

Con lui mi succede una cosa che nella vita non è mai stata naturale e facile. Io con lui sono felice.

Tra l’altro con lui ci ho fatto un figlio. E ho detto tutto.

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DI confusione e altre cose

Ok, ho capito. Io faccio parte di quella schiera terribile di donne incasinate dentro la testa. Nel senso che anche quando apparentemente non c’è caos, nella mia testa si producono e si incastrano una inenarrabile serie di situazioni complicate. Fosse solo anche venire a lavoro e poi andare a fare la spesa. Io genero confusione, casino, caciara.

Mi si complica sempre tutto ma è solo colpa mia perchè non riesco ad essere strutturata, riposata, calma. Sono sempre di base un pò agitata.

Del resto arrivo, anzi viaggio, con un 15 minuti di ritardo cronico. Mi succede sempre qualche patatrac prima di uscire di casa.

Con figlio al seguito non riesco nemmeno bene a descrivere quanta confusione riesco a produrre fuori e dentro di me. Ma sappiate che è totale.

Questa doverosa premessa è solo per raccontare l’inenarrabile, il mondo fino ad oggi taciuto, l’esperienza a stretto contatto che cambia la vita. Sono entrata nel vortice delle “mamme dell’asilo”. Figlio per qualche oscuro motivo quest’anno è riuscito ad accaparrarsi un porsto all’asilo. Sono molto contenta per lui e molto orgogliosa di lui e di come si sta vivendo la sua prima esperienza di socializzazione. Ma, ma nessuno mi aveva mai raccontato di questo oscuro gruppo massonico che è costituito dalle mamme dell’asilo, sarebbe da farci una fiction o un trattato sociologico su come le donne genitrici riescano a rompere i coglioni quando sono tutte insieme.
A parte che mi sembra di essere l’unica che lavora. Mentre io a razzo lascio figlio felice e contento e, già smadonnando per il traffico e il ritardo, cerco di attraversare la strada senza essere investita, vedo questi gruppetti sospetti di mamme dell’asilo che parlano e cazzeggiano. Io le invidio che devo catapultarmi dall’altra parte della città. di corsa. in ritardo.
In un paio di occasioni mi è capito di fermarmi con loro. E ho scoperto quando questa unione sia dannosa, pericolosa, noiosa e ansiosa. La parola d’ordine è PROBLEMA, c’è sempre un problema da superare, da affrontare, da arginare.
Mi ricordo che dopo circa 3 settimane dall’inizio scolastico ci siamo visti mamme e bimbi per una merenda conoscitiva. Io ero andata all’incontro molto carica, molto felice di questo nuovo nucleo sociale. Si presente LEI la regina indiscussa del trovaunproblema con una lista scritta, SI SI UNA LISTA SCRITTA, di problemi riscontrati nella scuola. Problemi con le maestre, con i giochi, con il giardino e ultimo ma non in un ordine di importnza, il grande problema della mensa. CHE PALLE.
Settimanalmente mi faccio venire lo scrupolo di non essere una brava genitrice, che sottovaluto problemi, sopravvaluto la scuola, la struttura, il comune, il giardino, il bidello, la mensa. Mi faccio sopraffare dall’ansia pensando che forse dovrei essere più attenta e accorta, come mi stanno insegnando le quasi amiche mamme dell’asilo. Loro sanno che tutto può diventare un problema. Io no, io penso che quasi tutto può non essere un problema, perchè è un pò quello che mi auguro per la vita di mio figlio. Non voglio che figlio cresca con l’idea che un budino alla mensa possa essere un problema, che uno scivolo non pulito posso diventare un simbolo di una battaglia infinita con il comune, non posso accettare che le foglie bagnate per terra (già le foglie cadute dagli alberi stanno per terra) siano sinonimo di pericolo ed ansia.
Quando mi faccio prendere dalle paturnie chiamo il mio compagno (per la precisione anche padre di FIGLIO) e gli faccio una ramanzina: lui è sempre distratto e non sa quanti pericoli ci sono e quanto sottovalutia tutto. Lui mi accanna subito mandandomi a fanculo, senza passare per il via. Diciamo che, tra le vaire cose, sono innamorata di lui perchè è decisamente concreto .
 
E’ un pò che non mi fermo con le mamme dell’asilo, chissà quanti problemi mi sono persa per strada nel frattempo.
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Era mio padre (papà)

Io a mio papà voglio molto bene, l’ho sempre stimato per il suo approccio pragamatico alla vita. approccio opposto al mio, campato un pò troppo per aria. sono quella intimista della mia famiglia, quella che ama l’arte e la cultura, quella snob e un pò radical chic. invece mio papà è quello ligio, quello radicato, un fusto dritto che tiene insieme le cose anche le cose più sguaiate, le più complicate. Prende la vita con razionalità, con saggezza, con correttezza e rigore. Ecco mio papà è sempre stato rigoroso, un pò orso e poco espansivo. Amante di bambini, animali e fantascienza. Amante del calore familiare, innamorato perso di sua moglie, adorabile con me. Ma diciamo che trovare dei punti di contatto non è stato facile, ci ho messo un pò a capirlo veramente, sono stata perdutamente innamorata di lui per molti anni, l’ho venerato, temuto, idolatrato. Quei meccanismi un pò malati che si creano facili nelle famiglie. Poi sono cresciuta e con difficoltà ho reciso quei tipici legami un pò forzati che ti fanno sentire figlio per tutta la vita. Dopo aver reciso l’ultimo cordone ho capito veramente chi era mio padre.

L’ho seguito nelle sue scelte, molte le ho apprezzate, alcune le ho biasimate. Lui è stato il mio mentore politico. mi sembrava così giusto quello che mi raccontava, così fondato quello che mi spiegava che non ho mai avuto dubbi ed ho abbracciato la causa. Mi sono ritrovata ad essere di sinistra, ad aprirmi a un mondo “comunista” anche se questa parola con me c’entrava poco visto i tempi storici. E sono cresciuta così, di sinistra, qualsiasi cosa voglia dire. Ma stavo lì, da quella parte. Sono andata avanti nella vita disquisendo di questo e di quello con lo spettro di un nemico comune che era Berslusconi e il suo sgangherato e prezzolato centro destra. Per anni siamo stati tutti uniti nei commenti, abbiamo visto, urlato, deprecato quello che accadeva nella vita politca. Ci siamo ritrovati immersi in lunghissime conversazioni, in casa dopo cena, a parlare di mondi migliori, di errori imperdonabili, di brutture e scorrettezze. Eravamo veramente tutti uniti.

Eravamo tutti dalla stessa parte.

Questo racconto è per mio papà.

Mio padre che ora ha deciso di votare il movimento 5 stelle. Perchè? Perchè lui si è stufato di essere preso in giro. Di non riuscire a risolvere niente, della complicatezza della vita, della difficoltà della quotidinità. Ecco lui aveva bisogno di sentire qualcuno incazzato che desse voce, megafono ed eco alla sua rabbia. A tutte le ingiustizie ingoiate in una vita da equilibrista corretto e onesto. Mio padre, baluardo della saggezza, ha preferito le urla, gli schiamazzi, il popolo incazzato, i vaffanculo collettivi. Mio padre ha scelto le barricate.

MIo padre si è fatto risucchiare da odio, raconcore, frustrazione.

E non ci riesco più parlare, non discutiamo più, non affrontiamo più insieme le problemicatiche sociali. Perchè purtroppo parla con gli slogan di un movimento popolare che ragiona con la pancia e poco con la testa. Lui, sempre così assennato, così impostato ha preferito la sguaitezza, perchè la sua è la più grande disillusione degli ultimi anni. Il moviemento 5 stelle è un’ottima macchina mediatica  e mi deve indietro un sacco di bellissime chiacchierate con mio papà.

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è il social bellezza

dice, o ma che non hai un account su facebook? ma stai scherzando, con fb puoi fare questo e quello, pubblicare questo e quello, leggere questo e quello. Fare “mi piace”… hai presente?!?!? Si ho presente. MI fa abbastanza pietà.

Fatto sto cazzo di account. Così posso fare questo e quello.

Dice poi, o ma che non stai su twitter? No perchè sai è bellissimo, ci sono tutti i VIP, la gente che conta, che scrive quante volte va al cesso. E pubblica le foto dei piedi/della pasta e fagioli/del pigiama e delle volte anche di una zinna.

Ma devi troooooppo iscriverti, li c’è il mondo in tempo reale, e si dicono le cose intelligenti (?). OK mi iscrivo così leggo finalmente le cose intelligenti.

Dice, ma scusa non ti vedo su instagram. Dove le pubblichi le foto che fai con il tuo smartphone. Penso: non è che faccio tutte ste gran foto, quando sto in giro guardo le cose senza l’obiettivo dell’iphone. Si ma se non stai su instagram non puoi vedere come si veste la gente, che piedi ha la gente?  non te lo chiedi mai? e cosa mangia un VIP? vabbè ma anche sti cazzi, no? NO.

Allora ok, vediamo che foto girano su instagram… interessante: molti piedi, molte cene, molte chiappe e parecchie tette.

Dice, senti scusa ma tu come la gestisci la tua comunicazione integrata? Non hai un blog e non pubblicizzi su tutti i social le minchiate che scrivi? No veramente No,  scrivo perchè mi sento un pò repressa dal lavoro che faccio, durante il quale scrivo molto ma cose molto poche creative. Allora il blog è proprio per le mie elucubrazioni mentali.

Non va bene perchè oggi oltre ad essere sempre presente ovunque, aggiornare tutti i social con interessantissimi e profondissime pensierini è necessario anche sponsorizzarsi ed invadere, strabordare, esondare, diffondere, soffocare di te stesso gli altri… fosse mai che si tenesse una informazione intima e per se stessi. E dico a te che sei ovunque a ricordarmi che esisti e che ogni 15 minuti hai un concetto da esprimere, un concetto che nessuno ti ha chiesto, magari se un pensiero lo tieni in testa per un pò, questo si trasforma , cambia, si fonde, cresce e diventana qualcosa di profondo e valido.
Invece noto che quanto ti senti un pò scazzato, lo scrivi un pò ovunque (facebook, twitter, instagram) così qualcun altro scazzato come te ti risponde e ti senti meno solo nella tua solitudine.
Invece dai retta a me. Se ti viene in mente che sei annoiato, stattene un pò li, con i tuoi pensieri. Ritrovali quelli un pò più complessi. Stanno li, hanno solo bisogno di non essere condivisi ogni 20 minuti.

Signore dei server dei social, falli spegnere per un pò. dai di nuovo senso alle condivisioni. falli tacere. o fatemi cancellare

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le bugie

questo sarà un post carogna. lo scrivo subito così poi uno non è che leggendo penso “ammazza questa quanto è incarognita”. ecco lo dichiaro. sono palesemente incazzata questa sera.

nella maggior parte delle circostanze, anche quelle più nefaste e sfigate, cerco sempre l’approccio “comodo”, magari mi incazzo, mi scervello un pò, dico questo e quello, ma poi in assoluto e nel profondo ritrovo l’equilibrio, quell’equilibrio cementato da radici profonde. perchè per quanto le mie foglie vacillino, le mie fondamenta sono sicure. che poi scriverlo e rileggerlo fa sempre un certo effetto, positivo.
 
per tanto tempo le mie radici profonde e labirintiche nella terra sono state la mia famiglia, poi forse sono diventata da sola abbastanza forte da sorreggermi. in mezzo c’è stato amore, amicizie, lavori, viaggi, scoperte. Ora c’è anche figlio. tutto cambia. nn si torna indietro.
 
ok, questo post ancora nn è proprio carogna. perchè mentre scrivevo mi sono venute in mente un sacco di cose tristi e mi è passata l’incazzatura. 
 
però ci tenevo giusto a scrivere una cosa: si, io sono una che si incazza tantissimo, perche nn sopporto le ingiustizie, le disuguaglianze, nn sopporto i soprusi, nn tollero il razzismo, mi fanno incazzare a bestia i fascisti nostalgici coi busti di mussolini in casa, mi fanno schifo i super ricchi, mi fa venire l’orticaria il fatto che un quadro costi milioni di euro e una persona viene pagata x lavorare 1000 euro se va bene, ci trovo troppa inconsistenza, disparità, povertà. 
ecco mi fanno schifo un sacco di cose tipo la caccia, l’ossessione del natale, il trip per gli aperitivi, sogno l’utopia di una società equa, dove mio figlio venga considerato alla stregua del figlio del riccone di cui sopra. mi fa incazzare e ci sto veramente male non avere mai abbastanza soldi per non potermi godere quelli che per me sono i plus della vita. andare al cinema, andare alle mostre, comprare dei libri, uscire e sentirsi liberi. lo so, il tic dei soldi, di ricchezza e povertà, ricorre spesso, perchè vedo questo dislivello sociale che mi fa contorcere le budella. vedo perpetrarsi un sistema dove il figlio dell’operaio magari non fa più l’operaio alla catena di montaggio ma farà un lavoro del cazzo forse di ufficio ma pagato quanto un operaio, sfruttato, deriso, malpagato. vedo che la ruota non gira, anzi gira sempre della stessa parte. 
 
e mi incazzo tantissimo perchè sono una comunista del cazzo. sogno l’equità che non è uguaglianza, ma è saper tendere una mano prima a chi ha più bisogno. 
 
sogno di una notte di mezza estate (è novembre ma fa caldo come d’estate).
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un fuggi-fuggi generale

leggevo un articolo sui cervelli che se ne vanno e non ritornano. a parte il fatto che questa formula “cervelli in fuga” mi fa schifo perchè non sono i cervelli che se ne vanno ma se partono le persone, perché stufe stufe e stufe di non riuscire a pensare (con il cervello) in questo cavolo di paese (vabbè questo cazzo di paese).

Dunque ero lì che mi leggevo di come questi maestosi cervelli se ne vanno a fare esperienze all’esterno e poi le persone proprietarie del cervello si fanno una vita nel luogo lontano, si innamorato, stanno bene e non tornano. Succede, come è sempre successo. Qualche anno fa se ne andavano non tanto i cervelli ma le braccia, visto che fuggiva dall’Italia un classe operaia in cerca di fortuna, fortuna che poi, se andava bene, trovava. vabbè leggo sto articolo pure bello per carità. Ma mi sono incazzata, perché mi sembrava di non avere cervello visto che non ero in fuga. Poi ho capito una cosa. Il mio cervello non sta per partire ma si sta per spegnere perché questo paese ti induce a non pensare, ti proibisce di essere pro attivo, ti toglie la voglia di fare pensieri, di usare il cervello. Allora possiamo dire che anche il mio cervello è un po’ in fuga ma il mio corpo rimanere qui, perchè i pensieri che fa il mio cervello non mi hanno aiutato ad avere abbastanza soldi per trasportare il mio corpo in un’altra Nazione.

Il problema è che qui mi fanno passare la voglia di lavorare. Sono sottopagata, sfruttata, maltrattata. pago un affitto altissimo (1100 euro), prendo uno stipendio bassissimo (1320 euro), ho 38 anni, un figlio di 2. pago la più alta assicurazione (600 euro l’anno per una c3), pago la tassa dei rifiuti altissima per un servizio invisibile e scadente (l’azienda che gestisce i rifiuti non passa da mesi), non posso andare in ufficio con i mezzi pubblici per è tutto disagiato, il posto dove abito e il posto dove lavoro, mi pare di aver letto da qualche parte che qui a roma si vive un tempo esorbitante in mezzo al traffico, per iscrivere mio figlio al nido ho dovuto prendermi 4 giorni di ferie per problemi di tempo/logistici/pubblici, per farmi una banale operazione al piede ho subito una lista di attesa di 5 mesi.

potrei continuare all’infinito. ma sono stanca.

il mio cervello non è in fuga, il mio cervello è stato costretto al silenzio stampa.