Pubblicato in: ansia da prestazione

Specchio riflesso

Hai presente quando entri nell’armadio sperando sia un buco spazio temporale che ti porti nella dimensione dei VESTITI dove magicamente esco vestita benissimo. Magari pure alta e magra ma questo è un altro sogno.
No ecco questo è un sogno, la dura realtà è ovviamente un’altra.

Apro l’armadio e miseramente mi accorgo di avere sempre gli stessi abiti da sempre.

Con un corpo invece che è cambiato, i vestiti col cazzo che mi stanno. Sebbene il cervello abbia il ricordo di me giovane, sono invecchiata e devo ricordarmi che da quando avevo 30 anni ad oggi, sono passati 9 anni e un figlio e forse quella tonicità raggiunta con fatica, la devo dimenticare.

 

Quando riemergo dall’armadio con gli stracci addosso penso sempre “ammazza che schifo che faccio”. Diciamo che passo le famose 5 fasi, quelle dedicate all’elaborazione del lutto.

Rifiuto: mi rifiuto categoricamente di accertarmi per come mi vedo riflessa allo specchio. Giro i tacchi incazzata e vado fare qualcosa da un’altra parte.

Rabbia: mentre sto in un’altra stanza a fare altro, sbraito tra e me e me, odiando tutti, ragionando rabbiosa che il mondo è un posto crudele, con standard di bellezza troppo elevati per una quasi 40enne, e soprattutto odio tutti, perché nessuno può capire come mi sento oppressa da questa società che ci impone di essere perfette.

Patteggiamento: mi metto lì a fare un po’ pace con quella che sono perchè alla fine capisco, a mente lucida, che non posso modificare in 3 minuti questa mia condizione di insoddisfazione.

Depressione: e chi meglio di uno stato depressivo poteva raffigurare il mio animo? Esatto, mi guardo di nuovo allo specchio e mi viene un po’ di magone, divento corrucciata e penso subito di aver bisogno di una blefaroplastica.

Accettazione: a forza di stare incazzate e depressa, ragiono che si è fatto terribilmente tardi e devo andare a lavoro. Mi guardo di nuovo per controllare un’ultima volta che l’outfit scelto non mi faccia quantomeno più grassa e penso che tutto sommato per avere quasi 40 anni non faccio poi così schifo.

Anzi, guardandomi meglio, sono proprio fica.

Potere della mente.

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Pubblicato in: ansia da prestazione

Ufficialmente in pre partita

stasera super marito bellissimo con la barba ha pensato bene di invitare i suoi nuovi amici a casa per una cena informale (la pizza). I suoi amici sono quelli con cui gioca a calciotto, quindi non sono solo amici ma esponenti di una setta di esaltati, calcisticamente parlando.

Io li conosco pochissimo, li ho visti dal vivo solo una volta a una cena post partita ma li conosco benissimo prchè maritone me ne parla tanto, troppo e mi fa una testa così.

Dunque, stasera vengono un po’ di persone e io ho l’ansia. La classica ansia da prestazione, quella che mi prende quando sto in mezzo a gente nuova che conosco poco. Divento impacciata, non so mai cosa cazzo dire, se posso essere a pieno me stessa, non so se devo reprimere le mie invettive contro un po’ tutto quello che non amo (parecchie robe) oppure se devo essere contenuta e quanto contenuta? Quanto posso esprimermi, liberarmi senza sembrare artefatta? Quanto devo frenarmi? E si mi annoio e mi si legge in faccia? E se li annoio?

Subisco un po’ l’angoscia del giudizio superficiale perchè ho sempre l’impressione di non dimostrare bene quello che sono, vengo colta da timidezza e rincoglionimento, non mi vengono parole e pensieri intelligenti, non sono mai brillante. Per sentirmi a mio agio ci metto un po’, ho bisogno di rodaggio e di trovare quel feeling speciale che mi fa sentire a casa e far uscire fuori la persona fica che sono.

Insomma stasera a casa ci saranno: giornalisti di vari tipi ed entità, professori di italiano (io mi sento sto cazzo con l’italiano ma sono una capra media), impiegati di banca e altre strane creature intellettuali.

Io no, non sono né intellettuale né giornalista né impiegata fica, faccio un lavoro del piffero, una vita normale ma trovo eccitante, scazzo un po’ con tutti perchè sono polemica e pensate, la sera arrivo a casa sempre con mal di testa, fame atavica e rodimento di culo al cubo. Vorrei presentarmi vestita decente ma in realtà aspiro a presentarmi in tuta e ciabatte stile mi’ nonna. Se mai fregasse loro qualcosa di quello che faccio, non saprei neanche descrivere che lavoro faccio tanto mi sembra inutile e cretino.

Stasera forse dovrei cogliere l’occasione e andarmene al cinema da sola.

Anche perché poi sono inesorabilmente grassa.