Pubblicato in: sociologia da 4 soldi

Misto fritto di paranza per tutti

L’indivualità è sacrosanta, io ci credo fermamente. Credo che, prima di qualsiasi altro credo, ci sia l’indivudo con la sua libertà.

Io sono un indivuo con l’utero, nel senso che sono una donna. Madre, 40enne.

Ho letto, o meglio sono stata investita, dalla enorme pomelica nei confronti del Fertilityday, impossibile non provare ad elaborare un’opinione, esprimendo il proprio pensiero.

Dunque, parto da quello facile. La comunicazione. Sbagliata praticamente a tutti i livelli, non era né simpatica né scientifica. Principalmente bacchettona e retrograda. Raccontava solo quanto fosse responsabilità delle pazzarelle donne che non si sbrigano a figliare ma pensano ad andare al mare con le amiche (quello del mare con le amiche è un sottotesto, fortunamente non lo avevo esplicitato).

La si poteva raccontare in altri modi. Io personalmente avrei volentieri intrapreso quello tecnico-scientifico, chiaro e medico.

Ma questo ci è toccato.

Altro problema: la lettura del piano nazionale per la fertilità. Mmmm, bruttino e scrizofrenico nel messaggio. Da una parte c’è al volontà di superare le discriminazione di genere dall’altra pare proprio sguazzarci, raccontando di queste donne che sono volute per forza uscire di casa. Si, infatti siamo delle pazze e pure libere di fare come cazzo di pare.

Onestamente non sto sempre a leggere i piani sanitari ma immagino che quando si affronti uno studio si esamini anche il contesto sociale, umano, sanitario in cui si vive. Quindi non mi stupisco se nel piano ci siano riferimenti culturali. Mi stupiscono che questi siano così intrisi di discriminazioni di genere .

E non è certo colpa della Lorenzin se siamo intrisi fino ai capelli, tutti, di un imperante maschilismo dominante,  in cui un po’ tutti alla fine accondiscendiamo alle regole mai scritte che, in quanto donne possiamo: guadagnare meno, lavorare il doppio per dimostrare di valere esattamente con i colleghi uomini, accolarci la figliolanza, la gestione della casa e del mangiare. Siamo le prime ad amputarci carriere piùo meno valide scegliendo di ritirarci a vita famigliare per il bene delle figli. Siamo le prime ad aver paura ad affrontare la sacrosanta libertà anche da madre, banalmente di uscire e proseguire hobby o sport. Agli uomini è sempre concesso e continua ad esserlo anche da padri.

Ecco questi sono i valori culturali che vorrei veder trasformare nei prossimi anni per poter lasciare mio figlio libero in un mondo libero.

Tornando al fertilityday. Ci sono i reali ed oggettivi problemi medici. La fertitilà non è certo un valore, è un dato di fatto ed è una possibilità. La si può sfruttare, se si vuole, ma serve un consapevolezza: questa benedetta fertilità non starà lì per sempre. Un giorno se ne andrà, portando via quella possibilità. Questo dato di fatto centra pochissimo con la libertà di ognuno di noi di fare quello che cazzo ci pare, senza però dimenticare che ognuno di noi è il tassello di una collettiva. Ed è plausibile pensare che qualcuno stia ragionando su che fine stia facendo la società (nascite a zero, vecchi che non muoiono).

Io personalmente sono scandalizzata dal fatto che non si parli mai di procreazione se non in una modalità tipicamente italiana che ci vede solo idolatrare la figura della madre, come essere pronto a qualsiasi sacrificio, pronta a rinunciare a se stessa. Mi scandalizza che ancora oggi non esista una vera educazione sessuale che, guarda un po’, racchiude anche il capitolo fertitlità. Noi donne siamo bersagliate da sempre, dal mito della maternità, di quanto sia meraviglioso accudire prima un marito e poi un figlio e poi un altro. Si cresce pensando che diventare genitore sia necessario ma che sia anche una specie di maledizione. Farai un figlio e la tua vita poi farà cagare, non ci sarà mai più nulla di divertente e soprattutto di TUO. Ma si potrà ostentare il grande mito del sacrificio.

Sarebbe bello poter dividere sempre i piani, quello culturale e sociologico da quello medico – riproduttivo ma non è così.  Siamo un tassello in un complesso organismo che si è modificato nel tempo e che ancora si modifica.

Quando ho letto le prime righe sul fertilityday ero quasi contenta per questa iniziativa. Me la immaginavo come qualcosa di utile, qualcosa che spiegasse quello succede invecchiando e come muoversi se si vuole un figlio in età avanzata, nel mancato rispetto dei parametri di madre-giovane. Ero quasi sollevata, mi dicevo che finalmente si era capito che il mondo sta cambiando, che se da una parte il corpo è vincolato alla natura (inizio dell’età fertile: 11 anni di media) la scienza e la medicina saranno in grado di modificare l’andamento della vita.

Invece no, la campagna alla fine è un misto fritto riuscito malissimo. Comunicato peggio. Fritto-misto-di-paranza.jpg

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