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Femmine vs Maschi o dell’utero che non avete

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Quando esco con le mie amiche, le volte che esco senza famiglia, mi sembra quasi sempre di uscire con una zainetto, diciamo zainetto metaforico, che se ne sta zavorrato sulla mia schiena come a ricordarmi di quante cazzo di questioni ho da gestire e risolvere nella breve e lunga distanza. Così, quando noi ancora splendide quarantenni, ci sediamo a un qualunque tavolo di bar/pub/pizzeria/ristorante lasciamo le giacche, le borse e lo zainetto che ci pesa comunque sulle coscienze e, sfrante e stanche, posiamo i culi sulle sedie in cerca di sguardi, parole, mani, amiche che possano aiutarci a sfanculare, almeno temporaneamente, il contenuto dello zainetto. Ma tutte, adorate sorelle, sappiamo che ogni cosa gira intorno a noi. Dai panni da lavare alle guerra in Siria, tutto il mondo giro intorno ai sensi di colpa femminili. 

Le donne ridono e si amano nel profondo. I maschi sono rudi e acerbi, con l’introspettiva intellettiva di una formica e certe robe non le provano e, cosa ancora peggiore, non le capiscono. Così noi piangiamo i nostri pianti da sole o con le amiche.

Qualche giorno fa però, al maritone bellissimo con la barba dalle mille sfumature di cazzi suoi, è successa una cosa che mi ha lasciato un po’ perplessa.

Lui gioca con passione e ardore con una squadra maschia di calciotto. Un numero circoscritto di membri della squadra è diventato amico, suggellando questa amicizia con appassionate pizze post partita, durante le quali, maritone racconta, si parla di tutto anche molto di calcio. E loro sono contenti, felici, dodicenni stupidi. Si sono fatti il gruppo su Facebook, poi hanno creato il sottogruppo su Facebook, poi il microgruppo su whatsapp per i segreti segretissimi. E scrivono. Come neanche io in piena crisi ormonale adolescenziale sul diario segreto. Si scrivono sempre. A testimonianza che nella squadra maschia ce ne fosse uno che lavora. Hanno grandissimo tempo per stare in chat in mobilità. La sera infatti, quando io e maratone siamo sul divano ho sempre poco la sua attenzione, perché c’è sempre qualche amico calcistico che scrive qualcosa che necessita di una risposta, di una risata, financo di una telefonata. Poi un giorno BUUM.

Hanno litigato. Il gruppo ha tremato. Qualcuno è stato cacciato. Maritone ha raccontato ma onestamente non ho seguito con attenzione la genesi del litigio ma più che altro lo svolgimento e le dinamiche maschili che sono ENORMEMENTE DIVERSE DA QUELLE FEMMINILI.

Provo a descrivere quello che è successo a loro e quello che succede a tutte le donne, da sempre e per sempre.

Individuo Maschile che litiga:

Dobbiamo essere sinceri e dirci quello che non è andato bene

Individuo Femminile che litiga:

siete tutte zoccole e stronze, puttane morite tutte

Gruppo maschile scisso da litigio:

tutti chiamano tutti, tutti sono avvocati di tutti, tutti si ripetono che capiscono tutti, tutti sono noiosi come il libro Cuore

Gruppo femminile scisso da litigo

Nessuna parla più con nessuna. Se parla è solo per sputare veleno, all’abbisogna denigrare con bugie e segreti rivelati in precedenza

Pace nel gruppo maschile:

giocare (GIOCARE), fare gol, pacche sulle spalle, sguardi d’amore

Pace nel gruppo femminile

Tutte sono stronze e risentite, tutte si odiano e tutte fingeranno per tutta la vita di amarsi.

Io sono cresciuta nelle dinamiche femminile, da sempre.

E loro, questo gruppo maturo di uomini che si sentono calciatori, li ho trovati ridicoli, pochissimo risoluti, il sesso forte ko per una baruffa a cui io neanche in quinta elementare avrei dato peso. Loro sono rimasti tutti un po’ scossi, gente che ha sofferto. GENTE CHE HA SOFFERTO.

Sarei voluta andare in mezzo a loro e dirgli di stare calmi, che era tutto normale, che da grandi si discute e si litiga, che la vita è fatta anche di piccole ferite, di amici stronzi ma che, inspiegabilmente, si amano lo stesso. Che bisogna saper ridere di stessi quando si è antipatici con gli amici, perché anche da stronzi e saccenti, gli amici sono lì, con la birra in mano al tavolo di uno sgangherato circolo di calcio di periferia.

E gli avrei detto che nell’era pre-industrializzazione probabilmente avrebbero fatto a cazzotti. Ora possono giocare. E, quindi, voi che potete, GIOCATE!

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