Pubblicato in: sociologia da 4 soldi

Essi ridono

marito tutto bello e con la barba mi ha proposto una cosa. No, non una cosa hard ma una cosa banale come una cena fuori. Di sabato, dopo il calciotto con la sua squadra.

No, no, e poi NO. Lasciami in pace, te e le tue paranoiche serate a parlare di calcio, a sognare di essere campioni, superiori, a fare i ragazzini di 12 anni. Me ne sto a casa, di sabato da sola.
Sembrava un piatto succulento da non farsi scappare.

Allora marito, che è sempre molto morigerato con parole e insulti, mi fa: ma che cazzo per una volta che ti propongo una cosa diversa con persone nuove da conoscere, te ne vuoi stare a casa da sola (da sola è bello però, aggiungo io).. NON TI LAMENTAREEEEEEEEEEEEEE.

Intuisco che l’ho fatto innervosire con i miei NONONONO.  Decido di cedere ma me la tiro e gli butto là una provocazione della quale quasi subito mi pento. Comunque dico: vabbè dai, convincimi.

Si incazza al cubo e me ne dice di tutti i colori. Sono scema e masochista ma non autolesionista, allora depongo il nuraghe che è in me, e accetto biecamente l’invito. Ma lo farò lamentami e sbruffando.

Ok si va. Non ho scritto che nell’invito era previsto anche figlio. Quindi raccatta tutto pure per lui e andiamo.

FOMENTO. Avete mai visto maschi adulti in preda ad estasi da partita di calcio? Io si. E fanno paura. Mentre giocano un gioco maschio, io e figlio passiamo indenni la partita divertendoci a bordo campo e sugli spalti. Fino a che la partita finisce e c’è toda gioia perchè i maschi hanno vinto non so bene quale coppa ma sono felici, talmente tanto felici da essere fastidiosi. Io e qualche anima pia di compagna ce ne stiamo lì e ci guardiamo con quello sguardo consapevole e complice come per dire: ammazza che palle sti scemi.

Tra le foto di rito, il ritiro della coppa, la doccia, passa un po’ di tempo e qualcuno mi offre una birra, io me la bevo e, grazie al dio etilico, mi levo dalle palle le mie rigidità post sociologiche e finalmente cazzeggio con loro.

Certo, non sono entrata nel profondo dello spirito di squadra perchè sono fatta a cazzo.

Ma devo ammettere che ci siamo (io, figlio e marito) divertiti. Ho osservato sti maschioni ridere leggeri, galvanizzarsi per un passaggio palla, per la tattica, per i gol, per le parate. E li ho adorati. La loro sfacciata capacità di essere felici come si era felici a 10 anni, l’ho amata. Io no. Io sono più complicata. E la mia è tutta invidia

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